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ARGOMENTI CORRELATI |
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SANTA MARIA DELLE GRAZIE |
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Monumento di arte e bellezza
architettonica, unico nella zona, e per ogni settefratese tempio di
fede e di sacre memorie.

Qui tutto parla di veneranda
antichità: la scalinata in pietra, il meraviglioso portico,
istoriato da Marco san Germano, il soffitto a cassettoni. Il 18
Agosto di ogni anno, qui sosta la statua parrocchiale della Madonna
di Canneto, per assumere le vesti dimesse della pastorella della
leggenda, prima di intraprendere il viaggio alpestre verso l'alto
Canneto.
Qui sosta ancora di ritorno, il
Agosto sera, per riprendere le sue vesti regali, osannata da una
marea di pellegrini e accompagnata da una fantasmagoria di fuochi
pirotecnici. Un punto luminoso di sosta e di preghiera, nel corso
dei secoli, nel Santuario di Canneto.
La prima notizia dell'esistenza di
tale chiesa si ha il 15
febbraio 1579, il giorno stesso,
in cui la "Confraternita del Gonfalone", ivi eretta, si aggrega
all'omonima Arciconfraternita del Gonfalone di Roma ( il registro
dice testualmente: " Terra
di Settefratelli.... di S. Maria delle grazie 15 feb:o 1579 ".
In questo ed in altri registri appare un'altra lezione:
" Terra dei Buoni Fratelli. Di Santa Maria delle Grazie 15 Febbr.1579
". La data della chiesa, qui pubblicata, anticipa di dieci
anni quella incisa in cifre arabiche sullo scalone di accesso, che è
stabilita appunto al 1589.
Tale chiesa non può essere
anteriore a tale data , anche per un altro motivo, perchè il suo
titolo mariano di " Madonna delle Grazie " si affermò a livello di
devozione popolare nelle nostre zone solo nel secolo XVI |

L'entrata principale

La scalinata principale

Il portone principale, con
sovrastante lunetta raffigurante la Madonna del Suffragio

Il portico artistico, decorato con
un "giudizio universale", ispirato alla visione di Frate Alberico.

Il portico artistico, particolare

Il portico artistico, particolare

L'entrata sul retro

Il soffitto a cassettoni

Il soffitto a cassettoni

Il soffitto a cassettoni

Il soffitto a cassettoni

Il soffitto a cassettoni

Il soffitto a cassettoni

Il soffitto a cassettoni

Il soffitto a cassettoni

Stemma della Compagnia del Gonfalone

Altorilievo ligneo della Madonna delle
Grazie, con ai piedi probabilmente i due fondatori della Compagnia del
Gonfalone, frate Agnolo e messer Jacopo

Il soffitto a cassettoni

Iscrizione dell'altare Maggiore: O
Vergine, decoro del cielo, questo altare, a Te, dedicato dall'antica pietà
degli avi, noi posteri decoriamo

Quadri, dipinti e fregi

Acquasantiere

Il vecchio organo a canne

Il vecchio organo a canne

Artistica decorazione della nicchia
centrale

Quadri, dipinti e fregi

Quadri, dipinti e fregi

Quadri, dipinti e fregi

Quadri, dipinti e fregi

Scena della sacra famiglia: S. Giuseppe
ha nella mano destra un rametto di pungitopo, le cui bacche rosse
simboleggiano il futuro martirio di Gesù,Medaglione sinistro dell'altare
Centrale

Quadri, dipinti e fregi

Maria che, ispirata, insegna le sacre
scritture a Gesù fanciullo, Medaglione destro dell'altare Centrale

Quadri, dipinti e fregi

Quadri, dipinti e fregi

Quadri, dipinti e fregi

Quadri, dipinti e fregi

Quadri, dipinti e fregi

Quadri, dipinti e fregi

Quadri, dipinti e fregi

Quadri, dipinti e fregi

Il pavimento in mosoico

Simbolo dell'associazione
all'Arciconfraternita del Gonfalone di S. Maria Maggiore di Roma

Lapide posta sul muro esterno,
costeggiante la strada che porta al Santuario di Canneto, in ricordo
dell'Arciprete don Cresenzo Marsella
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SANTA MARIA DI CANNETO |

La chiesa prima del 1857

Ruderi dell'antico monastero Benedettino esistente poco a
sud della chiesa

La chiesa dopo il 1884

La chiesa nel 1939

La casa Salesiana "don Enrico Vitti", che dal 1978 al 1983
ospitò la statua della Madonna e la direzione del Santuario

La nuova chiesa (1983)

L'attuale aspetto della chiesa (2007)

L'organo a canne (particolare delle canne)

L'organo a canne (particolare della consolle)

Semi colonnina ex voto della dea Mefiti, custodita nella
sala conferenze del Santuario

La statua della Madonna (particolare del volto )

La statua della Madonna

Sala ex- voto

cripta

cripta

cripta

La sala conferenze

La chiesa ( interno )

La chiesa ( particolare della vetrata artistica
ispirata alla pericope matteana: Vedranno il Figlio dell'uomo salire
sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria"

La chiesa ( interno, particolare )

La statua di S. Anna, custodita nella cripta

La statua di S. Anna, custodita nella cripta (particolare)

La Sacrestia
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E' attestata fin dall'inizio del secolo IX. Ha
subito nel corso dei secoli rifacimenti ed ampliamenti vari, onde
resta impossibile individuare il nucleo primitivo ed originale:
forse il portico centrale.
Nel 1288
vi sorgeva vicino un monastero benedettino.
Nel 1475,
per invitare i fedeli a visitarla e a concorrere alle spese per il
restauro, fu dalla S. Sede indulgenziata per alcune ricorrenze
liturgiche.
Nel 1574,
lo storico Giulio Prudenzio di Alvito, così ce la descrive : <<
Vi è una chiesa che se li dice S.Maria di Candito, ben fabricata et
con buone stantie; è luoco molto atto alla solitudine per uno
eremita. Se visita spesso et devotamente da convicini, et vi sono
assai sante reliquie, con un pezzetto della Santissima Croce, dove
il nostro Redentore fu chiovato e morio per noi >>.
Nel 1693
appare il nome del primo benefattore: Cristoforo Bartolomucci di
Picinisco, il quale, per grazia ricevuta, fece eseguire sull'altare
di centro una ricca nicchia policroma alla Madonna.
Nel 1857
iniziarono i restauri che diedero successivamente al tempio di Maria
la fisionomia dei nostri tempi. In quell'epoca la chiesa era a tre
navate con volte in pietra, a tre uscite e portico sul davanti.
All'interno due altari; su quello di destra troneggiava l'urna della
Madonna in legno intagliato e chiusura di cristalli, dono dei devoti
di Roccasecca e di Caprile. Il restauro fu fatto soprattutto a spese
di Fernando II, re di Napoli, e del popolo settefratese, come
attesta l'epigrafe apposta all'ingresso centrale della chiesa prima
dell'odierna ricostruzione.
Tra il 1891 e
il 1894 il tempio fu ulteriormente
ampliato, incorporando i due portici che si aprivano sui laterali,
come sviluppo e continuazione di quello posto sui fronti della
chiesa. Pure in quegli anni, ad opera del grande eremita di Canneto,
Agnese Massarella, fu costruita la Casa del Pellegrino.
Dal 1921 al
1923 fu realizzata la facciata in
pietra da taglio e sistemato il piazzale antistante.
Dal 1951 al
1968 sono state eseguite le seguenti
opere: prolungamento della chiesa ( 11 metri ) con la costruzione
della nuova abside e sacrestia nel seminterrato ( progetto
dell'ingegner Terenzio di Settefrati ); trono marmareo della Madonna
( disegno del prof. Capocci di Settefrati ); balaustra in marmo;
impianto elettrico.
Dal 1968 in
poi si perseguì un unico obbiettivo; portare a termine il
restauro, cercando di riarmonizzare parte nuova e vecchia della
chiesa. Ma , dopo vari tentativi progettuali, ultimo quello
dell'arch. Mauti di Veroli, con la venuta del nuovo vescovo di Sora,
mons. Minchiatti, si optò per la soluzione radicale: dare a Canneto
una nuova chiesa
Il 2
dicembre 1973 il Consiglio di Amministrazione di Canneto
bandiva un Concorso fra architetti ed ingeneri delle regioni
Lazio, Abruzzo, Molise e Campania per un Progetto di Massima
del nuovo Santuario con la conservazione della facciata e del
nartece.
Il 15
febbraio 1975, dopo alterne vicende, il Concorso si
chiudeva con la presentazione di ben 36 progetti. Nel Maggio
successivo la Commissione giudicatrice, formata dai rappresentanti
dell'ordine degli architetti e degli ingegneri, nonché dai vari enti
interessati, procedeva alla selezione degli elaborati e a
conclusione dei suoi lavori presentò due progetti meritevoli al
Consiglio di Amministrazione, il quale a sua volta sceglieva quello
contrassegnato con la sigla: " 1963 - Rinnovamento - dell'ing. Paolo
Garroni di Roma.
Nell'agosto
1975 veniva esposto nel Santuario il plastico della nuova
chiesa, che restò a vista dei pellegrini per tutto il 1976 ed il
1977.
Il 28 ottobre
1975 si trasmetteva il progetto esecutivo alla
Sopraintendenza pei i Monumenti del Lazio, la quale solo il 7
novembre 1977 rilasciava il suo benestare per la realizzazione
dell'opera.
Nell'estate
1978 si prendevano i contatti con la ditta appaltatrice:
comm. Iucci di Sora e nel settembre 1978 iniziavano i lavori. La
statua della Madonna e tutta l'organizzazione del Santuario
trovarono ospitalità nella vicina Casa Salesiana don E. Vitti.
Nel novembre
1981 la struttura generale della chiesa era ultimata.
Mancavano le rifiniture: intonaci, pavimenti, tramezzi, infissi,
vetrate ed impianti vari. Del vecchio edificio, provato dal tempo e
dai terremoti, era sorto un vasto complesso che comprendeva la
chiesa propriamente detta e la cripta, un sottocorpo ampio quanto il
tempio soprastante.
Nel luglio
1982 alla valente ditta comm. Iucci di Sora subentrava
l'impresa edile Domenico Paglia di S. Giovanni Campano, la quale
iniziava un'altra grande opera, che stava a cuore alla Direzione del
Santuario: la Casa del Pellegrino.
Nel 1983
il Consiglio di Amministrazione, deciso a stringere i tempi per
l'entrata in funzione della nuova chiesa, dava incarico
simultaneamente a ben sei ditte di portare a termine i lavori entro
ferragosto:
1. la ditta Paglia le rifiniture murarie;
2. la ditta Valente-Marra di Villalatina per
le finestrature, vetrate ed avvolgibili;
3. la ditta Polselli Gennaro di Broccostella
per i rivestimenti murali e guardaroba in legno;
4. la ditta Antonio Malizia di Settefrati per
gli impianti idraulici e gli scarichi;
5. la ditta Schiavi Gerardo e soci di
Gallinaro per infissi alla chiesa e nuovo appartamentino;
6. la ditta Gismondi di Sora per impianti
elettrici.
Il 18 agosto
1983, a soli cinque anni dall'inizio dei lavori, con una
solenne cerimania presieduta da S.E. mons. Lorenzo Chiarinelli,
vescovo diocesano, si inaugurava la nuova chiesa. La Madonna tornava
per sempre nella sua antica e nuova sede, amata ed osannata da
moltitudini immense.
Nel 2000,
in occasione dell'anno giubilare, si procedeva alla pavimentazione
del piazzale antistante con i ciottoli di fiume e lastre di pietra,
intitolandolo alla memoria di S. Ecc.za Carlo Minchiatti che molto
si adoperò per la ristrutturazione di tutto il complesso.
Nel 2004,
a completamento dello stesso piazzale, si realizzarono aiuole
fiorite, che creano tavolozze di colore, e un impianto di
illuminazione, che, con un sapiente gioco di chiaro-scuri, offre
maggiori sensazioni di rapimento.
Nel settembre
2004, nel ricordo del cinquantesimo anniversario
dell'incoronazione della statua della Madonna di Canneto, si
procedeva a sostituire la vetrata centrale del presbiterio con un
pannello vitreo artistico, da ciu emerge la figura del Cristo
immerso nella luce, in contrasto di colore e trasparenza. L'opera,
progettata dall'architetto Scrimieri Rosario di Roma e realizzata
dall'artista Marrocco Armando di Milano, si ispira alla pericope
matteana: " Vedranno il Figlio dell'Uomo venire sopra le nubi del
cielo con grande potenza e gloria " ( Mt 24,30 ). |
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SANTO STEFANO PROTOMARTIRE |
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Risale al 1347 la prima notizia storica della chiesa
di Santo Stefano di Settefrati, oltre che quella del titolo di
arcipretura o collegiata, cioè di chiesa provveduta ed officiata da
un collegio di canonici.
Il tempio sorse inizialmente come cappella annessa al
fortilizio sulla sommità del Colle, susseguentemente fu ingrandita
fino ad occupare tutto lo spazio dell'antico maniero.
Nel corso dei secoli la chiesa di Santo Stefano subì
diversi ampliamenti e rifacimenti, come si può desumere da una serie
di archi e capitelli in pietra ancora esistenti, che il sisma del
maggio 1984 con la caduta di intonaci e incrostazioni varie, ha
riportato in luce e da alcune date in cifre arabiche, incise
fortunatamente in più punti del tempio, che ci consentono di
individuare i maggiori interventi edilizi.
Il primo notevole ampliamento il tempio lo ebbe nel
'500. Difatti nei due lati opposti della navata centrale sono
visibili tuttora due serie di archi e di capitelli in pietra ( i due
primi, più ampi, e il terzo, più piccolo ) con orientamento S - N,
uguali e simmetrici, datati 1577 e 1578. Un'alta serie di archi,
parimenti in pietra, in tutto uguali e paralleli alle prime due
file, affiorano tra gli intonaci dietro gli altari del Crocifisso e
di Santo Stefano, il che sta ad indicare che l'attuale Sacrestia e
i locali annessi nel '500 facevano parte integrante dell'interno
della chiesa, altrimenti i tre archi a ridosso dell'altare non si
spiegherebbero.
Viene così a delinearsi una chiesa a quattro navate:
due grandi alternate da due piccole, di stile romanico e con
orientamento S - N, come l'attuale.
Anche l'acquasantiera ( a sinistra di chi entra ),
che porta la data del 1577 e che risulta un "antico battistero",
come si legge nel supporto in pietra che lo sorregge, conferma tale
epoca. Alla stessa data devono farsi risalire i cinque sepolcreti
con volte in pietra, che si trovano sotto la navata centrale, ai
quali si accede attraverso relative botole, la prima sita presso
l'ingresso della chiesa e le altre presso l'altare maggiore.
Un bel complesso sacro a quattro navate con loculi
sotterranei per le sepolture. Il tutto evidenzia un impianto
singolare e di notevoli proporzioni. Quella che in origine doveva
essere poco più di una cappella della "Domus Maior" del signorotto
locale, era divenuta una grande chiesa a servizio del popolo fedele.
Un secondo consistente sviluppo il sacro edificio lo
ebbe nel 1745, come ricorda la data apposta sul portale della
facciata. Fu prolungato l'abside, venne rimurata la seconda navata
grande di sinistra, per ricavarne gli odierni locali della Sacrestia
e fu dato un nuovo prospetto.
Il terzo notevole intervento, che doveva dare al
tempio un assetto definitivo, si ebbe nel secolo scorso negli anni
'70 con la costruzione del palazzo municipale e la sistemazione
della piazza sottostante. Al lato Est della chiesa furono aggiunte
le attuali cappelle del Battistero, di S. Antonio, di S. Lucia e del
Sacro Cuore.
Il nuovo campanile, annesso a quello antico, tuttora
in gran parte esistente, è opera del 1925. Fu donato alla
popolazione dal Dott. Antonio Fanoni il 22 Agosto 1927, come ricorda
una memoria pubblicata per l'occasione.
Resa impraticabile per diciannove anni, a causa dei
gravissimi danni riportati nel sisma del maggio 1984, la chiesa di
Santo Stefano Protomartire ha ospitato il 29 agosto 2002 la Madonna
di Canneto per una visita straordinaria in occasione dell'ottavario
della festa a lei dedicata, per poi tornare ad essere officiata la
sera del 13 Agosto 2003 al termine di una commovente fiaccolata
mariana che ha visto la Madonna di Canneto lasciare la Chiesa di
Santa Maria della Tribuna, dopo oltre quindici anni, per percorrere
in processione la circonvallazione del paese e rientrare nella sua
antica ed amata dimora. |

Per
vedere le foto della chiesa, clicca sulla planimetria sovrastante

Il rientro della Madonna di Canneto, dopo 19
anni, nella restaurata chiesa di Santo Stefano Protomartire
( 13-08 - 2003 ) |
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SAN
MICHELE ARCANGELO |
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esterno

interno

interno

Statua di S. Michele Arcangelo |
La chiesa di San Michele Arcangelo è sita nel comune
di Settefrati in località Pietrafitta.
La data della sua erezione a parrocchia è da farsi
risalire intorno all'anno 1931, quando gli abitanti di questa
contrada inoltrarono la richiesta all'allora il Vescovo di Sora,
asserendo che era molto difficile, se non addirittura impossibile,
per loro, recarsi in chiesa a Settefrati centro, a causa della
scarsità dei trasporti.
Il Vescovo concesse l'autorizzazione per l'erezione a
parrocchia del sacro edificio assegnando dei terreni ed un parroco
che officiasse solo in quella chiesa.
A Causa di questi terreni, assegnati dal Vescovo di
Sora alla nascente parrocchia di Pietrafitta, l'allora arciprete
della parrocchia di Santo Stefano Protomartire, don Crescenzo
Marsella, denunciò la Curia di Sora sostenendo che alcuni ti tali
terreni appartenessero alla chiesa di Santo Stefano Protomartire, e
perciò ne reclamò e ne ottenne la restituzione.
Verso la fine degli anni settanta, a causa della
carenza di vocazioni, e di conseguenza di sacerdoti, la parrocchia
di San Michele Arcangelo cominciò ad essere officiata dall'arciprete
di Santo Stefano Protomartire. |
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SANTA MARIA
DELLA CONSOLAZIONE (TRIBUNA) |
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La chiesa di Santa Maria della Tribuna apparve nel
primo decennio del XIV secolo, e più precisamente si parla di << una
chiesa di Santa Maria nel Castello di Settefrati >>, dunque ci
potrebbe essere il dubbio se si parla di Santa Maria della Tribuna o
della chiesa di Santa Maria delle Grazie: si tratta della prima, che
ha dalla sua parte maggiore antichità. Difatti nel 1323 essa
sicuramente già esisteva, come testimonia l'unica sua campana che,
caduta e rifusa nel 1900, porta appunto tale data:
( L'antica campana,
spezzatasi il 5 agosto 1900, per volontà del popolo venne subito
rifusa, conservando in tutto le sue caratteristiche originarie:la
forma allungata, l'iscrizione a caratteri gotici " la prima parte
dell'Ave Maria" e la data "A.D. MCCCXXII". L'archivio
parrocchiale di Santa Maria della Tribuna non esiste, poichè fu
distrutto nel 1600 da un incendio e i documenti posteriori sono
andati dispersi per nancanza di archivio proprio ).
In quanto alla denominazione esatta di Santa Maria
della Tribuna, va precisata che questo ultimo "topos" "della
Tribuna" è aggiunto e posteriore a quello originale di "Santa
Maria". Il titolo definitivo della chiesa sarà: " Santa Maria della
Consolazione, detta volgarmente della Tribuna".
Risulta, dopo quella dei Santi Sette Fratelli la
seconda chiesa medioevale di Settefrati Centro.
Tuttavia l'attuale edificio sacro, sito in località
Colle, non è quello originale, né medioevale,poiché la chiesa
primitiva tra il 1575 e il 1633 andò in rovina e fu ricostruita,
sempre nella medesima epoca una nuova opera del Dott. Giovanni
Domenico Virgilii, una persona facoltosa e religiosa del luogo.
L'antica chiesa doveva trovarsi nel medesimo Colle, poco distante da
quella di oggi e va identificata con quella chiesa diroccata, che lo
stesso vescovo trovò nelle vicinanze e dove, a memoria e rispetto
del luogo sacro, impose di erigere una croce e sbarrare l'ingresso
sotto pena di un ducato. Alla chiesa di Santa Maria della Tribuna,
dopo quella di Santa Felicita e quella dei Santi settefratelli, va
anche l'onore di aver ospitato, per oltre 15 anni, la statua della
Madonna di Canneto di Settefrati dopo che il sima del 1984 aveva
reso impraticabile la chiesa di Santo Stefano Protomartire.
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Chiesa di S. Maria della Consolazione ( TRIBUNA ) inizio
del sec. XVII; l'edificio originale andò distrutto

Lunetta del portale raffigurante la Vergine che consegna i
sacri cingoli a S. Agostino e S. Monica. Fin dall'epoca della costruzione
della nuova chiesa della Tribuna ( inizio sec. XVII ) esisteva in loco una
Confraternita detta appunto "Compagnia del cingolo di S. Agostino" o dei "Cinturati"

Pala dell'altare con il medesimo stemma della lunetta del
portale, fatta eseguire nel 1953 dall'Abate Enrico Vitti

Dopo la riapertura della chiesa di Santo Stefano
Protomartire (13 agosto 2003), la chiesa della Tribuna sta subendo enormi
cambiamenti che, per volontà dell'arciprete don Antonio Molle, la porteranno
a diventare l'Oratorio San Giovanni Bosco

La Madonna lascia la Chiesa di "S. Settefrati" per entrare,
sempre da pellegrina, nella restaurata Chiesa della Tribuna

La Madonna lascia la Chiesa di "S. Settefrati" per entrare,
sempre da pellegrina, nella restaurata Chiesa della Tribuna

L'attuale
monumento ai caduti di tutte le guerre di Settefrati probabilmente sorge sul
luogo dove molti anni fa si trovava la primitiva chiesa della Tribuna
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SANTA
FELICITA |
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Strettamente legata alla chiesa e al culto millenario
dei SS. Sette Fratelli, il tempio dedicato a Santa Felicita e ai
suoi sette figli, situato fuori dalle mura del castello, dovette
essere costruito nella seconda metà del secolo XVII, infatti la
prima notizia dell'esistenza di tale chiesa parrocchiale risale al
maggio 1704, ed il titolo esatto era:
Ecc. Parr. S. Felicita et
Septem Fraturum
Una Caratteristica di questo culto, che riguarda
Settefrati ed il suo territorio ( la Valle di Canneto ) è che esso
pare abbia un rapporto con il culto della dea Mefite.
Culto, quello di Santa Felicita, di provenienza
nolana, dovette affermarsi nel territorio di Settefrati, nel quale
rimase sempre circoscritto ( non risultano nell'ambito della diocesi
di Sora altre località con tale culto ), a motivo della particolare
connotazione " roccasanfelicense ", cioè di contrapposizione al
culto della dea Mefite, il quale era tipico delle genti del Melfa.
Ancor oggi l'esistenza in loco di una chiesa dedicata
ai santi martiri, e di un edicola di S. Felicita, sita in territorio
di Pietrafitta, nonché la festa religiosa, che vi si celebra il 10
luglio, evidenziano un particolare interesse del popolo a conservare
questa vetusta devozione.
Alla chiesa di Santa Felicita, va l'onore di aver
ospitato, subito dopo il grave sisma del 1984, la statua della
Madonna di Canneto di Settefrati dopo che la chiesa di Santo Stefano
Protomartire, antica dimora della statua era stata dichiarata
impraticabile a causa dei gravissimi danni strutturali riportati nel
sisma. |

Chiesa di Santa
Felicita: esterno

Chiesa di Santa
Felicita: interno

Dopo la forte scossa di terremoto dell'11/05/1984 anche la Madonna di
Canneto dovette riparare nella Chiesa
di Santa Felicita

La sera dell'21 luglio 1984 la Madonna di Canneto lascia la chiesa di Santa
Felicita per far rientro, sempre da pellegrina, in paese nella sala di
" San Settefrati "

Edicola di
Santa Felicita a Pietrafitta;
ogni anno vi si
recano le scannesi prima di andare a San Gerardo.

Edicola di Santa Felicita a Pietrafitta;
ogni anno vi si recano le scannesi prima di andare a San Gerardo.
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SAN SETTEFRATELLI |
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Edificio sito in piazza A. Fanoni, già chiesa dei
Santi Sette Fratelli ( 990 circa ). Di originale non conserva
solamente il portale, ma in qualche modo anche l'impianto generale,
specie la facciata

La sera dell'21 luglio 1984 la Madonna di Canneto
lascia la chiesa di Santa Felicita per far rientro, sempre da
pellegrina, in paese nella sala di
" San Settefrati "

Particolare del bellissimo portale ancora oggi
esistente |
Fu questa chiesa ed il suo titolo, giusta esplicita
affermazione del Codice Cassinese 257, a dare il nome a Settefrati:
"In campanie igitur
provincia quoddam castellum est, quod ab accolis septem frates
nuncupatur, eo quod ibi ecclesia sanctorum septem fratrum vocabulo
consecrata sit".
La chiesa dei Santi Sette Fratelli è il primo tempio
del centro abitato e pertanto le sue origini storiche vanno
stabilite, al pari di questo, intorno al 990.
Fin tutto il secolo XVI la chiesa funzionò bene con
clero e cura delle anime propri, poi, bisognosa di restauri
consistenti, fu costruita ex novo nei primi anni di episcopato del
Vescovo di Sora Giovannelli (1609 - 32). Ma nel 1618, resasi di
nuovo pericolante a causa delle cattive fondazioni, fu interdetta e
l'abate curato trasferì l'amministrazione dei Sacramenti e la cura
delle anime nell'arcipretura di
Santo Stefano.
Il 2 giugno 1639 risultava di nuovo restaurata ed
officiata, dopo essere stata interdetta, poichè minacciava rovina.
Era chiesa parrocchiale ed il suo abate vi celebrava ogni domenica.
Aveva tre altari: uno centrale e due laterali. Quello di destra era
dedicato a S. Marco, sull'altare maggiore capeggiava l'immagine di
Santa Felicita e i SS. Sette Fratelli.
Questa immagine era adorna di molti doni votivi fatti
dai fedeli a ragione delle grazie ricevute, e per ordine del vescovo
restava velata allo sguardo, ma nella data suddetta ( 2 giugno 1639
) il vescovo concedeva il permesso di scoprirla solo agli estranei,
cioè ai non residenti, che desideravano vederla.
Ma non dovette passare molto tempo che la chiesa si
rese di nuovo inagibile. La sua poca affidabilità statica pesò a
lungo sulle sorti dello stabile e fu la causa determinante che portò
al sua graduale abbandono.
Pertanto con il tempo si fece avanti l'idea di
costruire una nuova chiesa fuori le mura, quale è appunto quella di
Santa Felicita, che ha conservato sino ai giorni nostri tale titolo,
lasciando quello originario dei SS. Sette Fratelli all'antica, ma
cadente costruzione di Piazza del Cornicione ( oggi Piazza Fanoni).
Nella seconda metà del 1800 la vecchia chiesa tornò
di nuovo ad essere officiata, ma con il terremoto del gennaio 1915
fu definitivamente abbandonata. L'edificio venne adibito a vari usi,
ed in tempi recenti è stato sottoposto ad opere di consolidamento in
cemento armato tanto che, a seguito dei gravi danni riportati dalla
chiesa Madre di Santo Stefano a causa del grave sisma del maggio
1984, ha potuto ospitare per alcuni anni tutta la comunità
parrocchiale, divenendo il cuore della vita sacramentale e pastorale
del Paese, come nei tempi antichi e, negli stessi anni, ha avuto
anche l'onore, dopo quella di Santa Felicita , di aver ospitato,
seppur per un breve periodo, la statua della Madonna di Canneto di
Settefrati..
Oggi l'ex-chiesa continua a chiamarsi: "I Santi Sette
Fratelli" ed ostenta il bel portale con due angioletti a lato in
pietra locale. Tra gli ultimi mesi del 2003 e primi del 2004 sono
incominciati i lavori di ristrutturazione per adibire a Casa
Comunale l'antico edificio |
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SANTA CROCE |
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Nel Novembre 1032 veniva alla luce un'altra rinomata
chiesa di Settefrati: Santa Croce, in località detta "Fontana
Pecenesca", (oggi Fontana ), anche questa in zona rurale, nelle
vicinanze della chiesa e monastero di San Paolo.Tre fratelli:
Sigenolfo, Gervino e Palombo, figli del fu Fatta, abitanti in Comino
nel Castello di Settefrati, con buona e spontanea volontà, per la
salvezza e la redenzione delle anime del prete Palombo e di Fatta,
affinché il Signore Iddio per merito della Santa Croce si degnasse
di farli pervenire alle porte del paradiso, offrivano " per hanc
carta " alla Casa della Santa Croce, sita nelle pertinenze del
castello di Settefrati,in località chiamata " Fontana Pecenesca ",
dove era abate-priore Ansarico, una pezza di terra, che si trovava
in detta località, di una certa estensione, che lo strumento
specifica in "passi" e a confine per due laticon altrettante terre
della chiesa di San Paolo; è questa la prima pia donazione fatta a
Settefrati e il documento che lo riporta è da ritenersi il più
antico documento rogato in questo castello.
Il nome della Santa Croce, che aveva la chiesa di
"Fontana Pecenesca", è significativo in quell'epoca, perchè sta ad
indicare uno dei culti più sentiti, in cui si incentrava
maggiormente la religiosità popolare, che fin dal secolo X e per
tutto il secoli XI era scossa da un nuovo fervore di fede e di
pratica cristiana. In quell'arco di tempo rifiorì sia il culto dei
Santi che quello di Cristo.La croce trionfava dovunque, dentro e
fuori le chiese, i moribondi chiedevano di riposare sotto quel
segno. Le Crociate stesse di li a pochi decenni sarebbero state
bandite, e condotte nel segno della croce.Ma i migliori cristiani
non si contentavano di venerare l'emblema e di domandargli una
salvezza facile, ma volevano che la loro vita fosse segnata dalla
croce.
Così di diffuse anche la flagellazione, considerata
come partecipazione alla passione del Salvatore.
Quindi la chiesa di Santa Croce di Settefrati, non
costituiva solo un punto di riferimento degli itineranti del Nord -
Ovest cominese, ma un forte richiamo a un valore essenziale
dell'ascesi cristiana dell'epoca.
Nel Settembre 1335 a Santa Croce di Settefrati
troviamo insediato un ospedale dell'Ordine dei Cavalieri
dell'Ospedale Gerosolimitano di San Giovanni, detti anche Giovanniti
od Ospedalieri.
L'Ordine cavalleresco di S. Giovanni in Gerusalemme
era a questa fase del suo sviluppo storico, quando comparve a Santa
Croce di Settefrati.Ciò sta ad indicare due fatti: il primo è che le
vicende militari dell'Ordine per la difesa della fede ( " tuitio
fidei " ), non avevano eclissato il compito fondamentale del
medesimo, che era quello del servizio dei poveri ( " obsequium
pauperum " ), che per i cavalieri ospedalieri o giovanniti erano " i
nostri signori malati ".
Il secondo è che l'Ordine Gerosolimitano trovò in
questa parte della campagna settefratese le condizioni necessarie,
per erigere un suo ospizio o precettoria; tre erano le ragioni alla
base della loro scelta:
1) il
trovarsi della località di Santa Croce su una via di grande
traffico, che era il luogo preferito dagli Ospedalieri per
impiantare le loro opere;
2)
la presenza in loco di una chiesa con annessi, che rendevano
possibile l'accoglienza e l'assistenza ai pellegrini e ai bisognosi;
3) il
patrimonio fondiario di detta chiesa, che nell'arco di tre secoli
dovette incrementarsi notevolmente con le donazioni pie dei fedeli,
specie durante il tempo in cui sul posto risedette la piccola
comunità benedettina, e che costituiva il supporto economico
indispensabile per il sostegno e lo sviluppo di un'opera
ospedaliera, anche se di modeste dimensioni, ma non per questo meno
efficiente, come fu quella di Santa Croce di Settefrati.
Dopo questo periodo si perdono le tracce sulla
precettoria di Settefrati per due secoli e mezzo.
Nella prima metà del secolo XVII ( 1633 ) ricompariva
la precettoria di Santa Croce di Settefrati col titolo "Commenda
dei Cavalieri di Malta" e con una rendita annua di 500 scudi.
La chiesa era ancora in piedi, ma il concento attiguo era in rovina.
La comunità religiosa aveva lasciato il luogo sacro,
l'ospizio era chiuso e non restavanoche le sole rendite
amministrate, che provenivano dal patrimonio fondiario formatosi nel
tempo con le donazioni pie del popolo.
Nel 1686 la precettoria di Santa Croce di Settefrati
e quella di S. Giacomo d'Isernia formavano insieme la " Commenda di
Isernia Settefrati". Nel 1757 e 1761 Il titolo era ancora più
preciso: " Commenda di Isernia e Santa Croce di Settefrati ", il che
sta a significare che la precettoria settefratese, pur se aggregata,
a quella di Isernia, conservava ancora una sua importanza
amministrativa.
Da queste epoche la " Commenda dei Cavalieri di Malta
" di Settefrati continuò ad esistere ancora per un secolo circa, ma
solo amministrativamente. |

Località S. Croce: vestigia della chiesa (1032)
foto del 1986

Costruzioni annesse alla chiesa di S. Croce, sede dell'antico ospedale
(1335)
foto del 1986

Località S. Croce: interno dell'antico ospedale (1335)
foto del 1986

Valle S. Giorgio, dove sorgeva l'omonima chiesa.
Sullo sfondo la località S. Croce

Ruderi della chiesa e dell'ospedale di S. Croce.
foto del 2005

Ruderi della chiesa e dell'ospedale di S. Croce.
foto del 2005

Ruderi della chiesa e dell'ospedale di S. Croce.
foto del 2005

Ruderi della chiesa e dell'ospedale di S. Croce.
foto del 2005

Ruderi della chiesa e dell'ospedale di S. Croce.
foto del 2005

Ruderi della chiesa e dell'ospedale di S. Croce.
foto del 2005
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SAN GIORGIO E SAN PAOLO |
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Località San Giorgio: Malizia
Antonio e Mazzenga Ambrogio, abitanti del luogo, nei pressi di un
antico sepolcreto

Cartina d'orientamento: (dal
basso) Fonte Carro, Cappella, Fonte S. Giorgio; (in alto) le
località di Santa Croce, di San Paolo e Valle Fischia |
L'insidia del diavolo nel
Medioevo era sentita come onnipresente. La protezione della Vergine
e dei Santi era per i fedeli una garanzia a combattere contro il
Maligno. Il culto di San Giorgio a Settefrati, vittorioso sul drago,
simbolo del potere delle tenebre,rientrava in questa tutela. La
conferma dell'esistenza di una località di San Giorgio con l'omonima
Chiesa o Cappella, sita nella parte meridionale del territorio di
Settefrati, dove precisamente si trovava, fin dall'881circa,la Corte
di S.Casto e S. Maria ci viene da due documenti inediti del 977.
Tale Chiesa è di epoca Saracena.
La seconda Chiesa di Settefrati, dopo la succitata di
San Giorgio, è quella di San Paolo; era gestita dai
monaci cassinesi che si trovavano lì fin dall'epoca
dei Saraceni, come i confratelli volturnensi nella "Corte di S.
Casto e S. Maria" in San Giorgio.
Le località di San Giorgio e San Paolo si trovavano a
confine nella parte meridionale del castello, tra colline e leggeri
pendii, che digradavano verso la pianura, dove era concentrata la
maggior parte della popolazione.
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IL DECLINO DELLE DUE
CHIESE |
Il movimento benedettino, che era stato nei secoli
passati forza - base e trainante dell'animazione cristiana della
Valle, era giunto ad esaurimento.
Le Chiese monastiche vennero l'una dopo l'altra
abbandonate ed affidate al clero secolare, mentre i relativi
benefici erano amministrativamente aggregati a qualche prepositura
benedettina più vicina, ancora efficiente.
Nel 1411 la chiesa di San Giorgio risultava una
dipendenza di quella di San Paolo e figuravano entrambe
nell'inventario dei beni del Monastero di S. Angelo di Valleluce nel
Cassinate. La chiesa di S. Paolo doveva versare annualmente al
monastero, qual censo, 5 tareni, il che vuol dire che, a quell'epoca,
in San Paolo di Settefrati non esisteva più una comunità
benedettina, che vi aveva dimorato per alcuni secoli, e la relativa
chiesa con la succursale S. Giorgio era officiata dal clero
secolare, che ne godeva i relativi benefici. |
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SAN PIETRO |
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Comune di Settefrati F.o. XVII.. (aprile 1905).
La "Via S. Pietro" col suo ampio perimetro ricorda l'antica chiesa
omonima di Frate Alberico.

Il vicolo che da Piazza Municipio porta alla "Piazzella"
dove era situata la
chiesa di San Pietro.

La Piazzela con a sinistra via San Pietro e a
destra via Macinara.

Il vicolo che dalla Piazzella porta a Piazza
Municipio. |
Secondo la visione di Frate
Alberico, ed il seguente risveglio, una chiesa di S. Pietro con
l'altare e la statua dell'apostolo, nonché un'icona a muro di San
Paolo, in quell'epoca doveva realmente esistere a Settefrati. Essa
doveva trovarsi piuttosto vicino all'abitazione di Alberico e
localizzata nel rione Nord del paese, dove sussiste ancora una "Via
San Pietro", che gli gira attorno, delimitandolo in tutta la sua
ampiezza. I più anziani ricordano ancora una cappella dedicata
all'Apostolo appunto al Largo "Piazzella" la chiesa col tempo
decadde,facendo posto alle abitazioni del rione, ma il suo nome è
sopravvissuto in una strada del centro storico.
Una statua né alta né bassa con una tunica
candidissima e una collana d'oro, che dal collo gli scendeva sul
petto; portava in testa una corona d'oro e in mano due grandi chiavi
tempestate di gemme preziosissime. Nella chiesa di S.Pietro, come
già detto, troviamo anche l'immagine di S.Paolo, un apostolo
richiama l'altro, come una chiesa l'altra. |
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SANT'ANGELO |
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Nel
Settembre 1137 in territorio di Settefrati compariva ancora una
dipendenza benedettina: la Cella di Sant'Angelo, ubicata su una
delle colline più alte, che sovrastano ad Est il centro abitato e
che si incontrava lungol'antico tratturo che portava a Canneto.
La zona è tutt'oggi ricca di pascoli e di acque, un
luogo ideale per attuare il programma benedettino; ORA ET LABORA. |

Colle S. Angelo col tratturo che portava a Canneto.

Fontana di Casal Vecchio. |
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SAN SILVESTRO E SAN NICOLA |
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Tra il 1313 ed il 1342
esisteva a Settefrati anche una chiesa di San Silvestro, che in tale
periodo era rimasta senza il suo rettore:
Fructus male percepti
(non se ne conosce nemmeno il sito ).
Probabile sito delle due chiese
Nel Settembre 1593, nella chiesa Parrocchiale di San
Nicola , un
altro luogo sacro del centro abitato, ben conosciuto ed oggi non più
esistente, si trovava un altare dedicato a San Silvestro. Ora è
probabile che la chiesa omonima sorgesse proprio sul sito dove fu
edificata in seguito la chiesa di San Nicola e che l'altare dedicato
a San Silvestro ivi eretto stesse a perpetuare la memoria sia del
tempio preesistente che del suo benefattore.
Difatti era uso dell'epoca che, allorché una chiesa
antica decadente o diruta venisse abbattuta per lasciare spazio ad
un nuovo tempio o all'ampliamento di un'opera annessa, nel nuovo
sacro edificio si conservasse un altare o una cappella con il titolo
e il beneficiario della chiesa scomparsa
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SANTO
SPIRITO |
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La chiesa di Santo Spirito è la chiesa del cimitero.
Essa ha un rapporto molto particolare con la
Confraternita Santa Maria delle Grazie di Settefrati; infatti come
non tutti sanno la nostra Confraternita deriva dalla Confraternita
del Gonfalone di Settefrati che, come dimostra l'iscrizione sul
pavimento della chiesa di Santa Maria delle Grazie, era associata
all'Arciconfraternita del Gonfalone di Santa Maria Maggiore di Roma;
a sua volta, però, la Confraternita del Gonfalone di Settefrati è
nata dalla fusione di altre due Confraternite presenti molti anni fa
a Settefrati: la Confraternita del Cingolo, la cui sede era Santa
Maria della Consolazione ( TRIBUNA ) e la Confraternita di Santo
Spirito.
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Facciata del cimitero di Santo Spirito,
all'interno del quale è posta l'omonima chiesa

Facciata della chiesa di Santo Spirito all'interno
dell'omonimo cimitero |

MISSIONI POPOLARI
1938
in memoria di M. Massarella
Località: S. Pancrazio |

Posta all'entrata della
chiesa di
Santo Stefano Protomartire
( lato sinistro )
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MISSIONI POPOLARI
REDENTORISTI
1958
Localita S. Ianni |

MISSIONI POPOLARI
A.D. 1958
Località:
Madonna delle Grazie |
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PRIMA MISSIONE VINCENZIANA
3 / 2 / 1963
Fedeli di Lota e Tellino
Località:
Lota ( quattro strade ) |

PRIMA MISSIONE VINCENZIANA
20- 27 / 1 / 1963
i fedeli di Lota e Valle Pecorina
Località: Lota ( incrocio
Valle Pecorina ) |

RICORDO SANTA MISSIONE
5 / 4 / 1968
Località: Pietrafitta
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RICORDO SANTA MISSIONE
7 / 4 / 1968
Località: Pietrafitta (Sirienza)
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MISSIONI POPOLARI
A. D. 1969
dono di Michele e Maria Conetta
Localita: Guadoncello |

MISSIONI POPOLARI
Località: S. Felicita |

MISSIONI POPOLARI
ANNO MARIANO
1988
Localita S. Ianni |

MISSIONI POPOLARI
dei Padri Missionari di
S. Vincenzo de Paoli
23 ottobre - 07 novembre 2004 |

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