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LE CHIESE DI SETTEFRATI
SANTA MARIA DELLE GRAZIE SANTA MARIA DI CANNETO
SANTO STEFANO PROTOMARTIRE SAN MICHELE ARCANGELO

SANTA MARIA DELLA CONSOLAZIONE

( TRIBUNA )

SANTA FELICITA
SAN SETTEFRATELLI SANTA CROCE
SAN GIORGIO E SAN PAOLO SAN PIETRO
SANT'ANGELO SAN SILVESTRO E SAN NICOLA
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SANTA MARIA DELLE GRAZIE

Monumento di arte e bellezza architettonica, unico nella zona, e per ogni settefratese tempio di fede e di sacre memorie.

Qui tutto parla di veneranda antichità: la scalinata in pietra, il meraviglioso portico, istoriato da Marco san Germano, il soffitto a cassettoni. Il 18 Agosto di ogni anno, qui sosta la statua parrocchiale della Madonna di Canneto, per assumere le vesti dimesse della pastorella della leggenda, prima di intraprendere il viaggio alpestre verso l'alto Canneto.

Qui sosta ancora di ritorno, il Agosto sera, per riprendere le sue vesti regali, osannata da una marea di pellegrini e accompagnata da una fantasmagoria di fuochi pirotecnici. Un punto luminoso di sosta e di preghiera, nel corso dei secoli, nel Santuario di Canneto.

La prima notizia dell'esistenza di tale chiesa si ha il 15

 febbraio 1579, il giorno stesso, in cui la "Confraternita del Gonfalone", ivi eretta, si aggrega all'omonima Arciconfraternita del Gonfalone di Roma ( il registro dice testualmente: " Terra di Settefratelli.... di S. Maria delle grazie 15 feb:o 1579 ". In questo ed in altri registri appare un'altra lezione: " Terra dei Buoni Fratelli. Di Santa Maria delle Grazie 15 Febbr.1579 ". La data della chiesa, qui pubblicata, anticipa di dieci anni quella incisa in cifre arabiche sullo scalone di accesso, che è stabilita appunto al 1589.

Tale chiesa non può essere anteriore a tale data , anche per un altro motivo, perchè il suo titolo mariano di " Madonna delle Grazie " si affermò a livello di devozione popolare nelle nostre zone solo nel secolo XVI

FOTO

 

   L'entrata principale

 

 

 La scalinata principale

 

Il portone principale, con sovrastante lunetta raffigurante la Madonna del Suffragio

 

Il portico artistico, decorato con un "giudizio universale", ispirato alla visione di Frate Alberico.

Il portico artistico, particolare

 

Il portico artistico, particolare

 

 

L'entrata sul retro

 

 

Il soffitto a cassettoni

 

 

 

Il soffitto a cassettoni

 

 

 

Il soffitto a cassettoni

 

 

Il soffitto a cassettoni

 

 

Il soffitto a cassettoni

 

 

Il soffitto a cassettoni

 

 

Il soffitto a cassettoni

 

 

Il soffitto a cassettoni

 

Stemma della Compagnia del Gonfalone

 

Altorilievo ligneo della Madonna delle Grazie, con ai piedi probabilmente i due fondatori della Compagnia del Gonfalone, frate Agnolo e messer Jacopo

 

 

Il soffitto a cassettoni

 

Iscrizione dell'altare Maggiore: O Vergine, decoro del cielo, questo altare, a Te, dedicato dall'antica pietà degli avi, noi posteri decoriamo

 

 

Quadri, dipinti e fregi

 

 

 

Acquasantiere

 

 

Il vecchio organo a canne

 

 

Il vecchio organo a canne

 

 

Artistica decorazione della nicchia centrale

 

 

Quadri, dipinti e fregi

 

 

Quadri, dipinti e fregi

 

 

 

Quadri, dipinti e fregi

 

 

 

 

Quadri, dipinti e fregi

 

Scena della sacra famiglia: S. Giuseppe ha nella mano destra un rametto di pungitopo, le cui bacche rosse simboleggiano il futuro martirio di Gesù,Medaglione sinistro dell'altare Centrale

 

Quadri, dipinti e fregi

 

 

Maria che, ispirata, insegna le sacre scritture a Gesù fanciullo,  Medaglione destro dell'altare Centrale

 

 

Quadri, dipinti e fregi

 

 

 

Quadri, dipinti e fregi

 

 

 

Quadri, dipinti e fregi

 

 

 

Quadri, dipinti e fregi

 

 

 

Quadri, dipinti e fregi

 

 

 

Quadri, dipinti e fregi

 

 

 

Quadri, dipinti e fregi

 

 

 

Quadri, dipinti e fregi

 

 

 

Il pavimento in mosoico

 

Simbolo dell'associazione all'Arciconfraternita del Gonfalone di S. Maria Maggiore di Roma

Lapide posta sul muro esterno, costeggiante la strada che porta al Santuario di Canneto, in ricordo dell'Arciprete don Cresenzo Marsella

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SANTA MARIA DI CANNETO

FOTO

 

 

La chiesa prima del 1857

 

 

Ruderi dell'antico monastero Benedettino esistente poco a sud della chiesa

 

 

La chiesa dopo il 1884

 

 

 

La chiesa nel 1939

 

 

 

La casa Salesiana "don Enrico Vitti", che dal 1978 al 1983 ospitò la statua della Madonna e la direzione del Santuario

 

 

La nuova chiesa (1983)

 

 

 

L'attuale aspetto della chiesa (2007)

 

 

 

L'organo a canne (particolare delle canne)

 

 

L'organo a canne (particolare della consolle)

 

 

Semi colonnina ex voto della dea Mefiti, custodita nella sala conferenze del Santuario

 

 

 

 

La statua della Madonna (particolare del volto )

 

 

 

La statua della Madonna

 

 

 

 

 

 

 

Sala ex- voto

 

 

 

 

cripta

 

 

 

 

cripta

 

 

 

 

 

cripta

 

 

 

 

La sala conferenze

 

 

 

La chiesa ( interno )

 

 

 

 

La chiesa  ( particolare della vetrata artistica ispirata alla pericope matteana: Vedranno il Figlio dell'uomo salire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria"

 

 

 

 

La chiesa ( interno, particolare )

 

 

 

 

La statua di S. Anna, custodita nella cripta

 

 

 

 

 

 

La statua di S. Anna, custodita nella cripta (particolare)

 

 

 

 

La Sacrestia

 

 

 

E' attestata fin dall'inizio del secolo IX.  Ha subito nel corso dei secoli rifacimenti ed ampliamenti vari, onde resta impossibile individuare il nucleo primitivo ed originale: forse il portico centrale.

Nel 1288 vi sorgeva vicino un monastero benedettino.

Nel 1475, per invitare i fedeli a visitarla e a concorrere alle spese per il restauro, fu dalla S. Sede indulgenziata per alcune ricorrenze liturgiche.

Nel 1574, lo storico Giulio Prudenzio di Alvito, così ce la descrive : << Vi è una chiesa che se li dice S.Maria di Candito,  ben fabricata et con buone stantie; è luoco molto atto alla solitudine per uno eremita. Se visita spesso et devotamente da convicini, et vi sono assai sante reliquie, con un pezzetto della Santissima Croce, dove il nostro Redentore fu chiovato e morio per noi >>.

Nel 1693 appare il nome del primo benefattore: Cristoforo Bartolomucci di Picinisco, il quale, per grazia ricevuta, fece eseguire sull'altare di centro una ricca nicchia policroma alla Madonna.

Nel 1857 iniziarono i restauri che diedero successivamente al tempio di Maria la fisionomia dei nostri tempi. In quell'epoca la chiesa era a tre navate con volte in pietra, a tre uscite e portico sul davanti. All'interno due altari; su quello di destra troneggiava l'urna della Madonna in legno intagliato e chiusura di cristalli, dono dei devoti di Roccasecca e di Caprile. Il restauro fu fatto soprattutto a spese di Fernando II, re di Napoli, e del popolo settefratese, come attesta l'epigrafe apposta all'ingresso centrale della chiesa prima dell'odierna ricostruzione.

Tra il 1891 e il 1894 il tempio fu ulteriormente ampliato, incorporando i due portici che si aprivano sui laterali, come sviluppo e continuazione di quello posto sui fronti della chiesa. Pure in quegli anni, ad opera del grande eremita di Canneto, Agnese Massarella, fu costruita la Casa  del Pellegrino.

Dal 1921 al 1923 fu realizzata la facciata in pietra da taglio e sistemato il piazzale antistante.

Dal 1951 al 1968 sono state eseguite le seguenti opere: prolungamento della chiesa ( 11 metri ) con la costruzione della nuova abside e sacrestia nel seminterrato ( progetto dell'ingegner Terenzio di Settefrati ); trono marmareo della Madonna ( disegno del prof. Capocci di Settefrati ); balaustra in marmo; impianto elettrico. 

Dal 1968 in poi si perseguì un unico obbiettivo; portare a termine il restauro, cercando di  riarmonizzare parte nuova e vecchia della chiesa. Ma , dopo vari tentativi progettuali, ultimo quello dell'arch. Mauti di Veroli, con la venuta del nuovo vescovo di Sora, mons. Minchiatti, si optò per la soluzione radicale: dare a Canneto una nuova chiesa

Il 2  dicembre 1973 il Consiglio di Amministrazione di Canneto bandiva un Concorso fra architetti ed ingeneri delle regioni Lazio, Abruzzo, Molise e Campania per un Progetto di Massima del nuovo Santuario con la conservazione della facciata e del nartece.

 Il 15 febbraio 1975, dopo alterne vicende, il Concorso si chiudeva con la presentazione di ben 36 progetti. Nel Maggio successivo la Commissione giudicatrice, formata dai rappresentanti dell'ordine degli architetti e degli ingegneri, nonché dai vari enti interessati, procedeva alla selezione degli elaborati e a conclusione dei suoi lavori presentò due progetti meritevoli al Consiglio di Amministrazione, il quale a sua volta sceglieva quello contrassegnato con la sigla: " 1963 - Rinnovamento - dell'ing. Paolo Garroni di Roma.

Nell'agosto 1975 veniva esposto nel Santuario il plastico della nuova chiesa, che restò a vista dei pellegrini per tutto il 1976 ed il 1977.

Il 28 ottobre 1975 si trasmetteva il progetto esecutivo alla Sopraintendenza pei i Monumenti del Lazio, la quale solo il 7 novembre 1977 rilasciava il suo benestare per la realizzazione dell'opera.

Nell'estate 1978 si prendevano i contatti con la ditta appaltatrice: comm. Iucci di Sora e nel settembre 1978 iniziavano i lavori. La statua della Madonna e tutta l'organizzazione del Santuario trovarono ospitalità nella vicina Casa Salesiana don E. Vitti.

Nel novembre 1981 la struttura generale della chiesa era ultimata. Mancavano le rifiniture: intonaci, pavimenti, tramezzi, infissi, vetrate ed impianti vari. Del vecchio edificio, provato dal tempo e dai terremoti, era sorto un vasto complesso che comprendeva la chiesa propriamente detta e la cripta, un sottocorpo ampio quanto il tempio soprastante.

Nel luglio 1982 alla valente ditta comm. Iucci di Sora subentrava l'impresa edile Domenico Paglia di S. Giovanni Campano, la quale iniziava un'altra grande opera, che stava a cuore alla Direzione del Santuario: la Casa del Pellegrino.

Nel 1983 il Consiglio di Amministrazione, deciso a stringere i tempi per l'entrata in funzione della nuova chiesa, dava incarico simultaneamente a ben sei ditte di portare a termine i lavori entro ferragosto:

1.  la ditta Paglia le rifiniture murarie;

2.  la ditta Valente-Marra di Villalatina per le finestrature, vetrate ed avvolgibili;

3.  la ditta Polselli Gennaro di Broccostella per i rivestimenti murali e guardaroba in legno;

4.  la ditta Antonio Malizia di Settefrati per gli impianti idraulici e gli scarichi;

5.  la ditta Schiavi Gerardo e soci di Gallinaro per infissi alla chiesa e nuovo appartamentino;

6.  la ditta Gismondi di Sora per impianti elettrici.

Il 18 agosto 1983, a soli cinque anni dall'inizio dei lavori, con una solenne cerimania presieduta da S.E. mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo diocesano, si inaugurava la nuova chiesa. La Madonna tornava per sempre nella sua antica e nuova sede, amata ed osannata da moltitudini immense.

Nel 2000, in occasione dell'anno giubilare, si procedeva alla pavimentazione del piazzale antistante con i ciottoli di fiume e lastre di pietra, intitolandolo alla memoria di S. Ecc.za Carlo Minchiatti che molto si adoperò per la ristrutturazione di tutto il complesso.

Nel 2004, a completamento dello stesso piazzale, si realizzarono aiuole fiorite, che creano tavolozze di colore, e un impianto di illuminazione, che, con un sapiente gioco di chiaro-scuri, offre maggiori sensazioni di rapimento.

Nel settembre 2004, nel ricordo del cinquantesimo anniversario dell'incoronazione della statua della Madonna di Canneto, si procedeva a sostituire la vetrata centrale del presbiterio con un pannello vitreo artistico, da ciu emerge la figura del Cristo immerso nella luce, in contrasto di colore e trasparenza. L'opera, progettata dall'architetto Scrimieri Rosario di Roma e realizzata dall'artista Marrocco Armando di Milano, si ispira alla pericope matteana: " Vedranno il Figlio dell'Uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria " ( Mt 24,30 ).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SANTO STEFANO PROTOMARTIRE

Risale al 1347 la prima notizia storica della chiesa di Santo Stefano di Settefrati, oltre che quella del titolo di arcipretura o collegiata, cioè di chiesa provveduta ed officiata da un collegio di canonici.

Il tempio sorse inizialmente come cappella annessa al fortilizio sulla sommità del Colle, susseguentemente fu ingrandita fino ad occupare tutto lo spazio dell'antico maniero.

Nel corso dei secoli la chiesa di Santo Stefano subì diversi ampliamenti e rifacimenti, come si può desumere da una serie di archi e capitelli in pietra ancora esistenti, che il sisma del maggio 1984 con la caduta di intonaci e incrostazioni varie, ha riportato in luce e da alcune date in cifre arabiche, incise fortunatamente in più punti del tempio, che ci consentono di individuare i maggiori interventi edilizi.

Il primo notevole ampliamento il tempio lo ebbe nel '500. Difatti nei due lati opposti della navata centrale sono visibili tuttora due serie di archi e di capitelli in pietra ( i due primi, più ampi, e il terzo, più piccolo ) con orientamento S - N, uguali e simmetrici, datati 1577 e 1578. Un'alta serie di archi, parimenti in pietra, in tutto uguali e paralleli alle prime due file, affiorano tra gli intonaci dietro gli altari del Crocifisso e di Santo Stefano, il che sta ad indicare che l'attuale Sacrestia e i locali annessi nel '500 facevano parte integrante dell'interno della chiesa, altrimenti i tre archi a ridosso dell'altare non si spiegherebbero.

Viene così a delinearsi una chiesa a quattro  navate: due grandi alternate da due piccole, di stile romanico e con orientamento S - N, come l'attuale.

Anche l'acquasantiera ( a sinistra di chi entra ), che porta la data del 1577 e che risulta un "antico battistero", come si legge nel supporto in pietra che lo sorregge, conferma tale epoca. Alla stessa data devono farsi risalire i cinque sepolcreti con volte in pietra, che si trovano sotto la navata centrale, ai quali si accede attraverso relative botole, la prima sita presso l'ingresso della chiesa e le altre presso l'altare maggiore.

Un bel complesso sacro a quattro navate con loculi sotterranei per le sepolture. Il tutto evidenzia un impianto singolare e di notevoli proporzioni. Quella che in origine doveva essere poco più di una cappella della "Domus Maior" del signorotto locale, era divenuta una grande chiesa a servizio del popolo fedele.

Un secondo consistente sviluppo il sacro edificio lo ebbe nel 1745, come ricorda la data apposta sul portale della facciata. Fu prolungato l'abside, venne rimurata la seconda navata grande di sinistra, per ricavarne gli odierni locali della Sacrestia e fu dato un nuovo prospetto.

Il terzo notevole intervento, che doveva dare al tempio un assetto definitivo, si ebbe nel secolo scorso negli anni '70 con la costruzione del palazzo municipale e la sistemazione della piazza sottostante. Al lato Est della chiesa furono aggiunte le attuali cappelle del Battistero, di S. Antonio, di S. Lucia e del Sacro Cuore.

Il nuovo campanile, annesso a quello antico, tuttora in gran parte esistente, è opera del 1925. Fu donato alla popolazione dal Dott. Antonio Fanoni il 22 Agosto 1927, come ricorda una memoria pubblicata per l'occasione.

Resa impraticabile per diciannove anni, a causa dei gravissimi danni riportati nel sisma del maggio 1984, la chiesa di Santo Stefano Protomartire ha ospitato il 29 agosto 2002 la Madonna di Canneto per una visita straordinaria in occasione dell'ottavario della festa a lei dedicata, per poi tornare ad essere officiata la  sera del 13 Agosto 2003 al termine di una commovente fiaccolata mariana che ha visto la Madonna di Canneto lasciare la Chiesa di Santa Maria della Tribuna, dopo oltre quindici anni, per percorrere in processione la circonvallazione del paese e rientrare nella sua antica ed amata dimora.

FOTO

Per vedere le foto della chiesa, clicca sulla planimetria sovrastante

Il rientro  della Madonna di Canneto, dopo 19 anni,  nella restaurata chiesa di Santo Stefano Protomartire

( 13-08 - 2003 )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SAN MICHELE ARCANGELO

FOTO

 

esterno

 

 

 

interno

 

 

 

interno

 

 

 

Statua di S. Michele Arcangelo

La chiesa di San Michele Arcangelo è sita nel comune di Settefrati in località Pietrafitta.

La data della  sua erezione a parrocchia è da farsi risalire intorno all'anno 1931, quando gli abitanti di questa contrada inoltrarono la richiesta all'allora il Vescovo di Sora, asserendo che era molto difficile, se non addirittura impossibile, per loro, recarsi in chiesa a Settefrati centro, a causa della scarsità dei trasporti.

Il Vescovo concesse l'autorizzazione per l'erezione a parrocchia del sacro edificio assegnando dei terreni  ed un parroco che officiasse solo in quella chiesa.

A Causa di questi terreni, assegnati dal Vescovo di Sora alla nascente parrocchia di Pietrafitta, l'allora arciprete della parrocchia di Santo Stefano Protomartire, don Crescenzo Marsella, denunciò la  Curia di Sora sostenendo che alcuni ti tali terreni appartenessero alla chiesa di Santo Stefano Protomartire, e perciò ne reclamò e ne ottenne  la restituzione.

Verso la fine degli anni settanta, a causa della carenza di vocazioni, e di conseguenza di sacerdoti, la parrocchia di San Michele Arcangelo cominciò ad essere officiata dall'arciprete di Santo Stefano Protomartire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SANTA MARIA DELLA CONSOLAZIONE (TRIBUNA)

La chiesa di Santa Maria della Tribuna apparve nel primo decennio del XIV secolo, e più precisamente si parla di << una chiesa di Santa Maria nel Castello di Settefrati >>, dunque ci potrebbe essere il dubbio se si parla di Santa Maria della Tribuna o della chiesa di Santa Maria delle Grazie: si tratta della prima, che ha dalla sua parte maggiore antichità. Difatti nel 1323 essa sicuramente già esisteva, come testimonia l'unica sua campana che, caduta e rifusa nel 1900, porta appunto tale data: ( L'antica campana, spezzatasi il 5 agosto 1900, per volontà del popolo venne subito rifusa, conservando in tutto le sue caratteristiche originarie:la forma allungata, l'iscrizione a caratteri gotici " la prima parte dell'Ave Maria" e la data "A.D. MCCCXXII". L'archivio parrocchiale di Santa Maria della Tribuna non esiste, poichè fu distrutto nel 1600 da un incendio e i documenti posteriori sono andati dispersi per nancanza di archivio proprio ).

In quanto alla denominazione esatta di Santa Maria della Tribuna, va precisata che questo ultimo "topos" "della Tribuna" è aggiunto e posteriore a quello originale di "Santa Maria". Il titolo definitivo della chiesa sarà: " Santa Maria della Consolazione, detta volgarmente della Tribuna".

Risulta, dopo quella dei Santi Sette Fratelli la seconda chiesa medioevale di Settefrati Centro.

Tuttavia l'attuale edificio sacro, sito in località Colle, non è quello originale, né medioevale,poiché la chiesa primitiva tra il 1575 e il 1633 andò in rovina e fu ricostruita, sempre nella medesima epoca una nuova opera del Dott. Giovanni Domenico Virgilii, una persona facoltosa e religiosa del luogo. L'antica chiesa doveva trovarsi nel medesimo Colle, poco distante da quella di oggi e va identificata con quella chiesa diroccata, che lo stesso vescovo trovò nelle vicinanze e dove, a memoria e rispetto del luogo sacro, impose di erigere una croce e sbarrare l'ingresso sotto pena di un ducato. Alla chiesa di Santa Maria della Tribuna, dopo quella di Santa Felicita e quella dei Santi settefratelli, va anche l'onore di aver ospitato, per oltre 15 anni, la statua della Madonna di Canneto di Settefrati dopo che il sima del 1984 aveva reso impraticabile la chiesa di Santo Stefano Protomartire.

FOTO

Chiesa di S. Maria della Consolazione ( TRIBUNA ) inizio del sec. XVII; l'edificio originale andò distrutto

 

 

Lunetta del portale raffigurante la Vergine che consegna i sacri cingoli a S. Agostino e S. Monica. Fin dall'epoca della costruzione della nuova chiesa della Tribuna (  inizio sec. XVII ) esisteva in loco una Confraternita detta appunto "Compagnia del cingolo di S. Agostino" o dei "Cinturati"

 

 

 

 

Pala dell'altare con il medesimo stemma della lunetta del portale, fatta eseguire nel 1953 dall'Abate Enrico Vitti

 

 

Dopo la riapertura della chiesa di Santo Stefano Protomartire (13 agosto 2003), la chiesa della Tribuna sta subendo enormi cambiamenti che, per volontà dell'arciprete don Antonio Molle, la porteranno a diventare l'Oratorio San Giovanni Bosco

 

 

 

 

La Madonna lascia la Chiesa di "S. Settefrati" per entrare, sempre da pellegrina, nella restaurata Chiesa della Tribuna

 

 

 

 

La Madonna lascia la Chiesa di "S. Settefrati" per entrare, sempre da pellegrina, nella restaurata Chiesa della Tribuna

 

 

 

L'attuale monumento ai caduti di tutte le guerre di Settefrati probabilmente sorge sul luogo dove molti anni fa si trovava la primitiva chiesa della Tribuna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SANTA FELICITA

Strettamente legata alla chiesa e al culto millenario dei SS. Sette Fratelli, il tempio dedicato a Santa Felicita e ai suoi sette figli, situato fuori dalle mura del castello, dovette essere costruito nella seconda metà del secolo XVII, infatti la prima notizia dell'esistenza di tale chiesa parrocchiale risale al maggio 1704, ed il titolo esatto era: Ecc. Parr. S. Felicita et Septem Fraturum

Una Caratteristica di questo culto, che riguarda Settefrati ed il suo territorio ( la Valle di Canneto ) è che esso pare abbia un rapporto con il culto della dea Mefite.

Culto, quello di Santa Felicita, di provenienza nolana, dovette affermarsi nel territorio di Settefrati, nel quale rimase sempre circoscritto ( non risultano nell'ambito della diocesi di Sora altre località con tale culto ), a motivo della particolare connotazione " roccasanfelicense ", cioè di contrapposizione al culto della dea Mefite, il quale era tipico delle genti del Melfa.

Ancor oggi l'esistenza in loco di una chiesa dedicata ai santi martiri, e di un edicola di S. Felicita, sita in territorio di Pietrafitta, nonché la festa religiosa, che vi si celebra il 10 luglio, evidenziano un particolare interesse del popolo a conservare questa vetusta devozione. 

Alla chiesa di Santa Felicita, va  l'onore di aver ospitato, subito dopo il grave sisma del 1984, la statua della Madonna di Canneto di Settefrati dopo che la chiesa di Santo Stefano Protomartire, antica dimora della statua era stata dichiarata impraticabile a causa dei gravissimi danni strutturali riportati nel sisma.

FOTO

 

 

Chiesa di Santa Felicita: esterno

 

 

Chiesa di Santa Felicita: interno

 

 

Dopo la forte scossa di terremoto dell'11/05/1984 anche la Madonna di Canneto dovette riparare nella Chiesa
di Santa Felicita

 

 

 

La sera dell'21 luglio 1984 la Madonna di Canneto lascia la chiesa di Santa Felicita  per far rientro, sempre da pellegrina,  in paese nella sala di
" San Settefrati "

 

 

 

Edicola di Santa Felicita a Pietrafitta;

ogni anno vi si recano le scannesi prima di andare a San Gerardo.

 

 

 

Edicola di Santa Felicita a Pietrafitta;

ogni anno vi si recano le scannesi prima di andare a San Gerardo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SAN SETTEFRATELLI

Edificio sito in piazza A. Fanoni, già chiesa dei Santi Sette Fratelli ( 990 circa ). Di originale non conserva solamente il portale, ma in qualche modo anche l'impianto generale, specie la facciata

La sera dell'21 luglio 1984 la Madonna di Canneto lascia la chiesa di Santa Felicita  per far rientro, sempre da pellegrina,  in paese nella sala di
" San Settefrati "

Particolare del bellissimo portale ancora oggi esistente

Fu questa chiesa ed il suo titolo, giusta esplicita affermazione del Codice Cassinese 257, a dare il nome a Settefrati: "In campanie igitur provincia quoddam castellum est, quod ab accolis septem frates nuncupatur, eo quod ibi ecclesia sanctorum septem fratrum vocabulo consecrata sit".

La chiesa dei Santi Sette Fratelli è il primo tempio del centro abitato e pertanto le sue origini storiche vanno stabilite, al pari di questo, intorno al 990.

Fin tutto il secolo XVI la chiesa funzionò bene con clero e cura delle anime propri, poi, bisognosa di restauri consistenti, fu costruita ex novo nei primi anni di episcopato del Vescovo di Sora Giovannelli (1609 - 32). Ma nel 1618, resasi di nuovo pericolante a causa delle cattive fondazioni, fu interdetta e l'abate curato trasferì l'amministrazione dei Sacramenti e la cura delle anime nell'arcipretura di Santo Stefano.

Il 2 giugno 1639 risultava di nuovo restaurata ed officiata, dopo essere stata interdetta, poichè minacciava rovina. Era chiesa parrocchiale ed il suo abate vi celebrava ogni domenica. Aveva tre altari: uno centrale e due laterali. Quello di destra era dedicato a S. Marco, sull'altare maggiore capeggiava l'immagine di Santa Felicita e i SS. Sette Fratelli.

Questa immagine era adorna di molti doni votivi fatti dai fedeli a ragione delle grazie ricevute, e per ordine del vescovo restava velata allo sguardo, ma nella data suddetta ( 2 giugno 1639 ) il vescovo concedeva il permesso di scoprirla solo agli estranei, cioè ai non residenti, che desideravano vederla.

Ma non dovette passare molto tempo che la chiesa si rese di nuovo inagibile. La sua poca affidabilità  statica pesò a lungo sulle sorti dello stabile e fu la causa determinante che portò al sua graduale abbandono.

Pertanto con il tempo si fece avanti l'idea di costruire una nuova chiesa fuori le mura, quale è appunto quella di Santa Felicita, che ha conservato sino ai giorni nostri tale titolo, lasciando quello originario dei SS. Sette Fratelli all'antica, ma cadente costruzione di Piazza del Cornicione ( oggi Piazza Fanoni).

Nella seconda metà del 1800 la vecchia chiesa tornò di nuovo ad essere officiata, ma con il terremoto del gennaio 1915 fu definitivamente abbandonata. L'edificio venne adibito a vari usi, ed in tempi recenti è stato sottoposto ad opere di consolidamento in cemento armato tanto che, a seguito dei gravi danni  riportati dalla chiesa Madre di Santo Stefano a causa del grave sisma del maggio 1984, ha potuto ospitare per alcuni anni tutta la comunità parrocchiale, divenendo il cuore della vita sacramentale e pastorale del Paese, come nei tempi antichi e, negli stessi anni, ha avuto anche l'onore,  dopo quella di Santa Felicita ,  di aver ospitato, seppur per un breve periodo, la statua della Madonna di Canneto di Settefrati..

Oggi l'ex-chiesa continua a chiamarsi: "I Santi Sette Fratelli" ed ostenta il bel portale con due angioletti a lato in pietra locale. Tra gli ultimi mesi del 2003 e primi del 2004 sono incominciati i lavori di ristrutturazione per adibire a Casa Comunale l'antico edificio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SANTA CROCE

Nel Novembre 1032 veniva alla luce un'altra rinomata chiesa di Settefrati: Santa Croce, in località detta "Fontana Pecenesca", (oggi Fontana ), anche questa in zona rurale, nelle vicinanze della chiesa e monastero di San Paolo.Tre fratelli: Sigenolfo, Gervino e Palombo, figli del fu Fatta, abitanti in Comino nel Castello di Settefrati, con buona e spontanea volontà, per la salvezza e la redenzione delle anime del prete Palombo e di Fatta, affinché il Signore Iddio per merito della Santa Croce si degnasse di farli pervenire alle porte del paradiso, offrivano " per hanc carta " alla Casa della Santa Croce, sita nelle pertinenze del castello di Settefrati,in località chiamata " Fontana Pecenesca ", dove era abate-priore Ansarico, una pezza di terra, che si trovava in detta località, di una certa estensione, che lo strumento specifica in "passi" e a confine per due laticon altrettante terre della chiesa di San Paolo; è questa la prima pia donazione fatta a Settefrati e il documento che lo riporta è da ritenersi il più antico documento rogato in questo castello.

Il nome della Santa Croce, che aveva la chiesa di "Fontana Pecenesca", è significativo in quell'epoca, perchè sta ad indicare uno dei culti più sentiti, in cui si incentrava maggiormente la religiosità popolare, che fin dal secolo X e per tutto il secoli XI era scossa da un nuovo fervore di fede e  di pratica cristiana. In quell'arco di tempo rifiorì sia il culto dei Santi che quello di Cristo.La croce trionfava dovunque, dentro e fuori le chiese, i moribondi chiedevano di riposare sotto quel segno. Le Crociate stesse di li a pochi decenni sarebbero state bandite, e condotte nel segno della croce.Ma i migliori cristiani non si contentavano di venerare l'emblema e di domandargli una salvezza facile, ma volevano che la loro vita fosse segnata dalla croce.

 Così di diffuse anche la flagellazione, considerata come partecipazione alla passione del Salvatore.

Quindi la chiesa di Santa Croce di Settefrati, non costituiva solo un punto di riferimento degli itineranti del Nord - Ovest cominese, ma un forte richiamo a un valore essenziale dell'ascesi cristiana dell'epoca.

Nel Settembre 1335 a Santa Croce di Settefrati troviamo insediato un ospedale dell'Ordine dei Cavalieri dell'Ospedale Gerosolimitano di San Giovanni, detti anche Giovanniti od Ospedalieri.

L'Ordine cavalleresco di S. Giovanni in Gerusalemme era a questa fase del suo sviluppo storico, quando comparve a Santa Croce di Settefrati.Ciò sta ad indicare due fatti: il primo è che le vicende militari dell'Ordine per la difesa della fede ( " tuitio fidei " ), non avevano eclissato il compito fondamentale del medesimo, che era quello del servizio dei poveri ( " obsequium pauperum " ), che per i cavalieri ospedalieri o giovanniti erano " i nostri signori malati ".

Il secondo è che l'Ordine Gerosolimitano trovò in questa parte della campagna settefratese le condizioni necessarie, per erigere un suo ospizio  o precettoria; tre erano le ragioni alla base della loro scelta:

1) il trovarsi della località di Santa Croce su una via di grande traffico, che era il luogo preferito dagli Ospedalieri per impiantare le loro opere;

2) la presenza in loco di una chiesa con annessi, che rendevano possibile l'accoglienza e l'assistenza ai pellegrini e ai bisognosi;

3) il patrimonio fondiario di detta chiesa, che nell'arco di tre secoli dovette incrementarsi notevolmente con le donazioni pie dei fedeli, specie durante il tempo in cui sul posto risedette la piccola comunità benedettina, e che costituiva il supporto economico indispensabile per il sostegno e lo sviluppo di un'opera ospedaliera, anche se di modeste dimensioni, ma non per questo meno efficiente, come fu quella di Santa Croce di Settefrati.

Dopo questo periodo si perdono le tracce sulla precettoria di Settefrati per due secoli e mezzo.

Nella prima metà del secolo XVII ( 1633 ) ricompariva la precettoria di Santa Croce di Settefrati col titolo "Commenda dei Cavalieri di Malta" e con una rendita annua di 500 scudi. La chiesa era ancora in piedi, ma il concento attiguo era in rovina.

La comunità religiosa aveva lasciato il luogo sacro, l'ospizio era chiuso e non restavanoche le sole rendite amministrate, che provenivano dal patrimonio fondiario formatosi nel tempo con le donazioni pie del popolo.

Nel 1686 la precettoria di Santa Croce di Settefrati e quella di S. Giacomo d'Isernia formavano insieme la " Commenda di Isernia Settefrati". Nel 1757 e 1761 Il titolo era ancora più preciso: " Commenda di Isernia e Santa Croce di Settefrati ", il che sta a significare che la precettoria settefratese, pur se aggregata, a quella di Isernia, conservava ancora una sua importanza amministrativa.

Da queste epoche la " Commenda dei Cavalieri di Malta " di Settefrati continuò ad esistere ancora per un secolo circa, ma solo amministrativamente.

 

Località S. Croce: vestigia della chiesa (1032)

foto del 1986

 

 

 

Costruzioni annesse alla chiesa di S. Croce, sede dell'antico ospedale (1335)

foto del 1986

 

 

Località S. Croce: interno dell'antico ospedale (1335)

foto del 1986

 

 

Valle S. Giorgio, dove sorgeva l'omonima chiesa.

Sullo sfondo la località S. Croce

 

 

Ruderi della chiesa e dell'ospedale di S. Croce.

foto del 2005

 

 

Ruderi della chiesa e dell'ospedale di S. Croce.

foto del 2005

 

 

Ruderi della chiesa e dell'ospedale di S. Croce.

foto del 2005

 

 

Ruderi della chiesa e dell'ospedale di S. Croce.

foto del 2005

 

 

Ruderi della chiesa e dell'ospedale di S. Croce.

foto del 2005

 

 

Ruderi della chiesa e dell'ospedale di S. Croce.

foto del 2005

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SAN GIORGIO E SAN PAOLO

FOTO

Località San Giorgio: Malizia Antonio e Mazzenga Ambrogio, abitanti del luogo, nei pressi di un antico sepolcreto

Cartina d'orientamento: (dal basso) Fonte Carro, Cappella, Fonte S. Giorgio; (in alto) le località di Santa Croce, di San Paolo e Valle Fischia

SAN GIORGIO

L'insidia del diavolo nel Medioevo era sentita come onnipresente. La protezione della Vergine e dei Santi era per i fedeli una garanzia a combattere contro il Maligno. Il culto di San Giorgio a Settefrati, vittorioso sul drago, simbolo del potere delle tenebre,rientrava in questa tutela. La conferma dell'esistenza di una località di San Giorgio con l'omonima Chiesa o Cappella, sita nella parte meridionale del territorio di Settefrati, dove precisamente si trovava, fin dall'881circa,la Corte di S.Casto e S. Maria ci viene da due documenti inediti del 977. Tale Chiesa è di epoca Saracena.

SAN PAOLO

La seconda Chiesa di Settefrati, dopo la succitata di San Giorgio, è quella di San Paolo; era gestita dai

 monaci cassinesi che si trovavano lì fin dall'epoca dei Saraceni, come i confratelli volturnensi nella "Corte di S. Casto e S. Maria" in San Giorgio.

Le località di San Giorgio e San Paolo si trovavano a confine nella parte meridionale del castello, tra colline e leggeri pendii, che digradavano verso la pianura, dove era concentrata la maggior parte della popolazione.

IL DECLINO DELLE DUE CHIESE

Il movimento benedettino, che era stato nei secoli passati forza - base e trainante dell'animazione cristiana della Valle, era giunto ad esaurimento.

Le Chiese monastiche vennero l'una dopo l'altra abbandonate ed affidate al clero secolare, mentre i relativi benefici erano amministrativamente aggregati a qualche prepositura benedettina più vicina, ancora efficiente.

Nel 1411 la chiesa di San Giorgio risultava una dipendenza di quella di San Paolo e figuravano entrambe nell'inventario dei beni del Monastero di S. Angelo di Valleluce nel Cassinate. La chiesa di S. Paolo doveva versare annualmente al monastero, qual censo, 5 tareni, il che vuol dire che, a quell'epoca, in San Paolo di Settefrati non esisteva più una comunità benedettina, che vi aveva dimorato per alcuni secoli, e la relativa chiesa con la succursale S. Giorgio era officiata dal clero secolare, che ne godeva i relativi benefici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SAN PIETRO

 

 

Comune di Settefrati F.o.  XVII.. (aprile 1905). La "Via S. Pietro" col suo ampio perimetro ricorda l'antica chiesa omonima di Frate Alberico.

 

 

 

Il vicolo che da Piazza Municipio  porta alla "Piazzella"

dove era situata la

chiesa di San Pietro.

 

 

 

La Piazzela con a sinistra via San Pietro e a destra via Macinara.

 

 

Il vicolo che dalla Piazzella porta a Piazza Municipio.

Secondo la visione di Frate Alberico, ed il seguente risveglio, una chiesa di S. Pietro con l'altare e la statua dell'apostolo, nonché un'icona a muro di San Paolo, in quell'epoca doveva realmente esistere a Settefrati.  Essa doveva trovarsi piuttosto vicino all'abitazione di Alberico e localizzata nel rione Nord del paese, dove sussiste ancora una "Via San Pietro", che gli gira attorno, delimitandolo in tutta la sua ampiezza. I più anziani ricordano ancora una cappella dedicata all'Apostolo appunto al Largo "Piazzella" la chiesa col tempo decadde,facendo posto alle abitazioni del rione, ma il suo nome è sopravvissuto in una strada del centro storico.

Una statua né alta né bassa con una tunica candidissima e una collana d'oro, che dal collo gli scendeva sul petto; portava in testa una corona d'oro e in mano due grandi chiavi tempestate di gemme preziosissime. Nella chiesa di S.Pietro, come già detto, troviamo anche l'immagine di S.Paolo, un apostolo richiama l'altro, come una chiesa l'altra. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SANT'ANGELO

Nel Settembre 1137 in territorio di Settefrati compariva ancora una dipendenza benedettina: la Cella di Sant'Angelo, ubicata su una delle colline più alte, che sovrastano ad Est il centro abitato e che si incontrava lungol'antico tratturo che portava a Canneto.

La zona è tutt'oggi ricca di pascoli e di acque, un luogo ideale per attuare il programma benedettino; ORA ET LABORA.

Colle S. Angelo col tratturo che portava a Canneto.

 

Fontana di Casal Vecchio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SAN SILVESTRO E SAN NICOLA

 

SAN SILVESTRO

 

 

 

 

Tra il 1313 ed il 1342 esisteva a Settefrati anche una chiesa di San Silvestro, che in tale periodo era rimasta senza il suo rettore: Fructus male percepti (non se ne conosce nemmeno il sito ).

 

 

 

 

 

 

        Probabile sito delle due chiese

 

SAN NICOLA

 

Nel Settembre 1593, nella chiesa Parrocchiale di San Nicola , un altro luogo sacro del centro abitato, ben conosciuto ed oggi non più esistente, si trovava un altare dedicato a San Silvestro. Ora è probabile che la chiesa omonima sorgesse proprio sul sito dove fu edificata in seguito la chiesa di San Nicola e che l'altare dedicato a San Silvestro ivi eretto stesse a perpetuare la memoria sia del tempio preesistente che del suo benefattore.

Difatti era uso dell'epoca che, allorché una chiesa antica decadente o diruta venisse abbattuta per lasciare spazio ad un nuovo tempio o all'ampliamento di un'opera annessa, nel nuovo sacro edificio si conservasse un altare o una cappella con il titolo e il beneficiario della chiesa scomparsa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SANTO SPIRITO

La chiesa di Santo Spirito è la chiesa del cimitero.

Essa ha un rapporto molto particolare con la Confraternita Santa Maria delle Grazie di Settefrati; infatti come non tutti sanno la nostra Confraternita deriva dalla Confraternita del Gonfalone  di Settefrati che, come dimostra l'iscrizione sul pavimento della chiesa di Santa Maria delle Grazie, era associata all'Arciconfraternita del Gonfalone di Santa Maria Maggiore di Roma; a sua volta, però, la Confraternita del Gonfalone di Settefrati è nata dalla fusione di altre due Confraternite presenti molti anni fa a Settefrati: la Confraternita del Cingolo, la cui sede era Santa Maria della Consolazione ( TRIBUNA ) e la Confraternita di Santo Spirito.

 

Facciata del cimitero di Santo Spirito, all'interno del quale è posta l'omonima chiesa

 

Facciata della chiesa di Santo Spirito all'interno dell'omonimo cimitero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MISSIONI POPOLARI

MISSIONI POPOLARI

1938

in memoria di M. Massarella

Località: S. Pancrazio

Posta all'entrata della

chiesa di

Santo Stefano Protomartire

( lato sinistro )

 

MISSIONI POPOLARI

REDENTORISTI

1958

Localita S. Ianni

MISSIONI POPOLARI

A.D. 1958

Località: Madonna delle Grazie

PRIMA MISSIONE VINCENZIANA

3 / 2 / 1963

Fedeli di Lota e Tellino

Località: Lota ( quattro strade )

PRIMA MISSIONE VINCENZIANA

20- 27 / 1 / 1963

i fedeli di Lota e Valle Pecorina

Località: Lota ( incrocio Valle Pecorina )

RICORDO SANTA MISSIONE

5 / 4 / 1968

Località: Pietrafitta

 

RICORDO SANTA MISSIONE

7 / 4 / 1968

Località: Pietrafitta (Sirienza)

 

MISSIONI POPOLARI

A. D. 1969

dono di Michele e Maria Conetta

Localita: Guadoncello

MISSIONI POPOLARI

Località: S. Felicita

MISSIONI POPOLARI

ANNO MARIANO

1988

Localita S. Ianni

MISSIONI POPOLARI

dei Padri Missionari di

S. Vincenzo de Paoli

 

23 ottobre - 07 novembre 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

BENVENUTI NEL SITO INTERNET UFFICIALE DELLA CONFRATERNITA SANTA MARIA DELLE GRAZIE IN SETTEFRATI....... BUONA NAVIGAZIONE