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CENNI STORICI

L'ASTRONOMIA E LE FESTE LITURGICHE CRISTIANE

LE PRINCIPALI FESTE FISSE

LE FESTE MOBILI

CALCOLO DELLA PASQUA

PHOTO GALLERY

 

 

CENNI STORICI

IL GIORNO

Il modo di suddividere il giorno è variato nel corso del tempo, ed è stato diverso da luogo a luogo.Presso i Babilonesi, ad esempio, l'inizio del giorno era fissato all'alba, presso gli Umbri a mezzogiorno, nell'antica Atene al tramonto.I Romani avevano suddiviso il giorno in 12 ore diurne (dall'alba al tramonto) e 12 ore notturne; per questo motivo la durata di ciascuna ora non era fissa, ma variabile a seconda delle stagioni: le ore diurne non potevano che essere più lunghe d'estate e più corte d'inverno, e viceversa le ore notturne. Sia il dì che la notte erano poi divisi in quattro parti: quelle del dì terminavano con le ore tertia, sexta, nona e duodecima, mentre quelle notturne erano chiamate vigiliae.Da questa suddivisione derivò l'introduzione, da parte dei primi cristiani, di preghiere da recitarsi in alcuni momenti della giornata: l'ufficio notturno, comprendente vespri, compieta, notturno, mattutino e lodi, e l'ufficio diurno, riguardante le ore prima, terza, sesta e nona.Mentre presso gli antichi Romani il giorno iniziava legalmente a mezzanotte, nel Medioevo prevalse l'uso ebraico e dei popoli orientali (con calendari lunari o lunisolari) di considerare la durata del giorno dal tramonto del sole al tramonto successivo.Nei secoli XIII-XIV, con la diffusione degli orologi collocati sui campanili o sulle torri civiche, si iniziò, specialmente in Italia, a suddividere il giorno in 24 ore della stessa durata, ma sempre partendo dal tramonto del sole o dall'Avemaria della sera, per cui la stessa ora non corrispondeva allo stesso momento della giornata da una stagione all'altra, ma ad un momento successivo in estate rispetto all'inverno (in quanto d'estate il sole tramonta più tardi).Infine, con le invasioni napoleoniche di inizio Ottocento, fu ripristinato anche nel nostro paese il metodo romano di contare le ore partendo dalla mezzanotte.

LA SETTIMANA

Non si conosce con sicurezza dove e quando abbia avuto origine la settimana di sette giorni.E' probabile che i primi ad adottarla siano stati i Babilonesi (ma altri luoghi accreditati in tal senso sono l'Egitto e la Persia), mentre ha iniziato a diffondersi nell'impero romano solo a partire dal I secolo d.C. Fino ad allora, nell'antica Roma, veniva conteggiato un ciclo di otto giorni, il primo dei quali, chiamato novendinae o nundinae, era giorno di mercato. Il nono giorno del ciclo era ancora nundine, essendo in realtà il primo del ciclo successivo.Fu l'imperatore Costantino che, con un editto del 321 d.C., ufficializzò l'uso della settimana di sette giorni, di cui il primo, chiamato ancora dies Solis, il giorno del Sole, era obbligatoriamente di astensione dal lavoro per tutti i cittadini non agricoltori. In questo modo veniva riconosciuto il giorno festivo dei cristiani, ma non venivano scontentati i pagani adoratori del sole.Tornando ai Babilonesi, i nomi che avevano dato ai giorni della loro settimana erano quelli dei cinque pianeti allora conosciuti (Saturno, Marte, Mercurio, Giove, Venere) più quelli del Sole e della Luna; e tali nomi sono sostanzialmente rimasti fino ad oggi, anche se con qualche importante modifica. Nelle province dell'Impero romano i nomi dei pianeti furono sostituiti con i nomi degli dèi della religione del luogo: così, ad esempio, Wednesday è, in inglese, il giorno di Wodan, corrispondente al dio Mercurio. Gli Ebrei probabilmente adottarono la settimana babilonese, ma in seguito tolsero i nomi dei primi sei giorni (numerandoli semplicemente) e chiamarono il settimo Shabbat (che corrisponde al nostro sabato), ovvero Quiete, poiché nella Genesi è scritto che Dio consacrò il settimo giorno, in quanto in quel giorno cessò il lavoro della creazione e si riposò. I cristiani si adeguarono ai nomi della settimana di origine pagana, cambiandone solo due: quello di Saturno fu modificato in Sabbatum o Sabbata (derivandolo dal Shabbat ebraico; ma si noti che in inglese, ad esempio, è rimasto Saturday), mentre il giorno del Sole fu sostituito da Dominicus o Dominica dies (= giorno del Signore; anche qui si noti che in inglese è rimasto Sunday, e analogamente nei paesi di lingua germanica). Va però precisato che nella liturgia cristiana i giorni sono soltanto numerati ad eccezione del primo, che è appunto chiamato domenica. Se per il calendario liturgico dei cristiani la domenica è il primo giorno della settimana (così come per gli ebrei: infatti per la Bibbia l'ultimo giorno è il sabato), ai fini civili viene generalmente considerato come primo giorno il lunedì, anche perché la norma ISO (International Organization for Standardization) IS-8601 stabilisce che sia così. Di fatto, mentre nella maggior parte delle nazioni viene considerato primo giorno il lunedì, in altre (come in Russia) viene ritenuto come primo giorno la domenica. La citata norma internazionale IS-8601 assegna anche un numero ad ogni settimana dell' anno. Le settimane che si trovano parte in un anno e parte in un altro vengono considerate appartenenti all'anno che le contiene per almeno quattro giorni. Da ciò consegue che è considerata la prima settimana dell'anno quella in cui si trova il 4 gennaio o, ciò che è lo stesso, quella in cui si trova il primo giovedì di gennaio. In tal modo ogni anno può essere composto di 52 o (più raramente) di 53 settimane: precisamente quest'ultima evenienza accade solo per quegli anni comuni che iniziano di giovedì e per quelli bisestili che iniziano di mercoledì o giovedì. Come già accennato, per gli ebrei il giorno settimanale festivo è il sabato (giorno del riposo di Dio dopo la Creazione), per i cristiani la domenica (giorno della Resurrezione di Cristo), mentre per i musulmani è il venerdì, in quanto è il giorno della nascita di Maometto.

I MESI

Si è già accennato al significato dei nomi di alcuni mesi; ecco ora l'elenco completo dei mesi facenti parte del calendario degli antichi Romani, da cui sono derivati i mesi in uso ancor oggi:

  • Ianuarius: era sacro a Giano, il dio che proteggeva tutto ciò che si andava ad iniziare, in questo caso il nuovo anno;

  • Februarius: il suo nome deriva da februa, le feste della purificazione;

  • Martius: era sacro a Marte, dio della guerra;

  • Aprilis: era sacro a Venere, ed era così chiamato perché in questo mese la natura si apre alla fioritura e alla nuova vita;

  • Maius: era sacro a Maia, dea della vegetazione;

  • Iunius: era sacro a Giunone, dea della prosperità;

  • Quintilis: era il quinto mese dell'antico calendario; divenne poi Iulius in onore di Giulio Cesare;

  • Sextilis: era il sesto mese dell'antico calendario; divenne poi Augustus in onore di Augusto;

  • September: era così chiamato perché anticamente era il settimo mese dell'anno;

  • October: anticamente era l'ottavo mese dell'anno;

  • November: era, nell'antico calendario, il nono mese dell'anno;

  • December: era il decimo mese dell'anno nell'antico calendario.

Quanto ai giorni del mese, ve ne erano tre che avevano un nome particolare:
Kalendae (= le Calende) era il primo giorno del mese;
Nonae (= le None) era il 5 del mese;
Idus (= le Idi) era il 13 del mese.

Facevano eccezione i mesi di marzo, maggio, luglio e ottobre, nei quali le None cadevano al 7 e le Idi al 15, cioè due giorni dopo che negli altri mesi.Tutti gli altri giorni del mese venivano chiamati riferendosi a questi tre. Ad esempio, per indicare un fatto accaduto il 19 maggio si utilizzava l'espressione die quarto decimo ante Kalendas Iunias, oppure ante diem quartum decimum Kalendas Iunias (= nel quattordicesimo giorno prima delle calende di giugno).

IL CAPODANNO

La data del capodanno è cambiata nel corso del tempo, soprattutto nel Medioevo, ed è stata diversa anche da un luogo all'altro. I vari modi utilizzati per fissare l'inizio dell'anno si chiamano stili.
Ecco quali sono stati gli stili più importanti:

  • lo stile della circoncisione (capodanno il 1° gennaio). L'uso di iniziare l'anno dal 1° gennaio cominciò con la riforma di Giulio Cesare, ma nel corso del Medioevo fu sostituito da altre date, specialmente da ricorrenze di importanti festività cristiane;

  • lo stile veneto (capodanno il 1° marzo). L'origine di questo capodanno risale addirittura all'antico calendario romano, quando non esistevano i mesi di gennaio e febbraio; fu usato, ma non solamente, nella Repubblica veneta fino al 1797;

  • lo stile dell'incarnazione (capodanno il 25 marzo), detto anche fiorentino o pisano, a seconda che l'anno fosse fatto iniziare il 25 marzo successivo o precedente al capodanno del 1° gennaio secondo l'attuale computo;

  • lo stile della Pasqua, utilizzato soprattutto in Francia, il quale comportava differenze fra un anno e l'altro di parecchi giorni, a motivo del fatto che questa festa oscilla tra il 22 marzo e il 25 aprile;

  • lo stile bizantino (capodanno il 1° settembre), che faceva iniziare l'anno quattro mesi prima; rimase a lungo in vigore a Bisanzio e, fino al XVI secolo, nell'Italia meridionale;

  • lo stile della natività (capodanno il 25 dicembre), che anticipava l'inizio dell'anno di sette giorni rispetto ad oggi. Era molto diffuso nel Medioevo, soprattutto nell'Italia settentrionale, e fu il più utilizzato anche dalla cancelleria pontificia e dai cronisti medievali.

LE FESTE DELL'ANNO LITURGICO

La celebrazione delle varie festività cristiane è cominciata in modo graduale, per cui l'insieme delle feste che caratterizzano l'anno liturgico si è sviluppato nel corso del tempo, senza che vi fosse un disegno iniziale complessivo.D'altra parte, l'importanza dell'anno liturgico nella vita della Chiesa si spiega con la necessità, da parte della Chiesa stessa, di perpetuare la memoria della vita di Cristo, anzi, di trasmettere la sua stessa presenza nel corso dei secoli. All'inizio dell'era cristiana l'unica festa era la domenica, cui fece subito seguito la celebrazione della Pasqua (resurrezione di Cristo) e, poco dopo, il triduo pasquale (Giovedì, Venerdì e Sabato santo) e il tempo pasquale dei cinquanta giorni dopo la Pasqua, concluso dalla Pentecoste (discesa dello Spirito santo sopra gli Apostoli e Maria Vergine). Al IV secolo risalgono invece probabilmente la Quaresima e la Settimana santa, così come la solennità dell'Ascensione. Sempre all'inizio del IV secolo prese avvio la celebrazione del Natale e, poco tempo dopo, del periodo che lo precede, ossia l'Avvento: la data del 25 dicembre fu stabilita per distogliere i fedeli dai festeggiamenti pagani del Sole invitto, in occasione del solstizio d'inverno, quando il periodo di luce torna nuovamente ad allungarsi, nel corso di una giornata, e la notte ad accorciarsi. Sempre nello stesso secolo nacque la prima festa in onore di Maria, l'Annunciazione (il 25 marzo, nove mesi prima del giorno di Natale). La festa dell'Assunzione di Maria (15 agosto) è del V secolo, mentre la data della prima festa del Corpus Domini è il 1246 e quella della prima festa della SS. Trinità è il 1334. Altre importanti ricorrenze del calendario liturgico hanno avuto origine in epoca molto più recente. Il culto della Madonna e dei santi si è formato nel corso dei primi secoli; quello dei santi, in particolare, si sarebbe sviluppato dall'originario culto dei martiri. La Chiesa possiede, dal 1584, un elenco completo e ufficiale dei santi, chiamato Martirologio romano. Nel calendario liturgico romano, che stabilisce l'ordine delle celebrazioni in tutte le chiese di rito romano, non sono riportati tutti i santi, ma soltanto quelli considerati di importanza universale; gli altri sono invece festeggiati nei calendari liturgici particolari delle varie diocesi o famiglie religiose.Nel 1969 il papa Paolo VI emanò delle disposizioni generali che riformarono il calendario liturgico in base alle indicazioni del Concilio Vaticano II; in seguito ad esse fu data nuovamente importanza preminente alla domenica e alle festività riguardanti Gesù Cristo, che hanno la precedenza rispetto alle feste dei santi. In quell'occasione furono anche cancellate dal calendario liturgico romano (ma non dal Martirologio) 25 feste di santi di cui non si avevano notizie storiche sufficientemente fondate, tra i quali san Mauro (15 gennaio), san Cristoforo (25 luglio), santa Bibiana (2 dicembre), santa Barbara (4 dicembre). Altre tre feste furono invece spostate perché cadevano nel tempo quaresimale: si tratta di quelle di san Benedetto (dal 21 marzo al all'11 luglio), di san Gregorio Magno (dal 12 marzo al 3 settembre) e di san Tommaso d'Aquino (dal 7 marzo al 28 gennaio; altre ancora furono spostate per farle cadere, secondo il criterio tradizionale, nel giorno della morte del santo. Le feste dei santi arcangeli Gabriele e Raffaele furono spostate rispettivamente dal 18 marzo e dal 24 ottobre al 29 settembre, per celebrarle assieme alla festa del terzo arcangelo, S. Michele.Alcune importanti festività, infine, hanno subìto spostamenti di data o modificazioni riguardo agli effetti civili, nelle varie nazioni, specie nel corso di questo secolo.

 

L'ASTRONOMIA E LE FESTE LITURGICHE CRISTIANE

IL CALENDARIO DELLA CHIESA

Cesare, nel calendario che da lui prese il nome, aveva fissato la data  dell'equinozio di primavera al 24 marzo, ma avendo fissato la lunghezza  dell' anno in 365.25 giorni, mentre in realta' esso vale 365.2422, col  passare degli anni si pervenne ad un notevole sfasamento tra la data  effettiva di equinozio e quella che era predetta dal calendario.  Dopo solamente 130 anni, la differenza tra le date ammontava gia' a circa un giorno, per cui quando, nel 325 d.C. venne convocato il Concilio di Nicea,  l'equinozio di primavera si verificava tre giorni prima della data stabilita dal calendario di Giulio Cesare: quindi i padri conciliari stabilirono che  l'equinozio di primavera dovesse essere fissato al 21 Marzo, data che e'  rimasta in vigore fino ai nostri tempi e lo e' tuttora. Nonostante l'aggiustamento della data equinoziale, la lunghezza dell'anno  non venne migliorata dai padri conciliari che su attennero al consueto  valore di 365.25 giorni, che e' un poco maggiore del vero.  Ben presto, si rilevo' nuovamente una discordanza tra le date del  calendario e i principali fenomeni astronomici, che andava progressivamente  aumentando col passare dei secoli, finche' si rese necessaria una riforma  radicale operata nel 1583 da Papa Gregorio XIII; in precedenza vennero  operati vari tentativi di correzione del calendario, dal Medioevo fino al  1582, ma senza alcun successo anche se vi contribuirono astronomi e studiosi  di fama come John of Hollywood (il Sacrobosco), Robert Grossetete, Roger  Bacon e piu' tardi Pietro d'Ailly, Nicola Cusano e Giovanni Muller detto il  Regiomontano.  Fu papa Gregorio XIII che nel 1582 con l'aiuto di valenti studiosi, tra i  quali l'astronomo padre Cristofo Clavio e il medico Luigi Lilius, decreto'  la riforma che produsse quello che oggi va sotto il nome di calendario  gregoriano.  Se si vuole che formalmente l'equinozio di primavera cada sempre il 21  Marzo, e' necessario che oltre agli anni bisestili che si succedono, come  nel calendario giuliano al ritmo di uno di 366 giorni ogni tre anni di 365,  siano bisestili anche quegli anni secolari che, tolti i due zeri, diano un  numero divisibile per quattro.  In questo modo ogni quattro secoli vengono tolti tre giorni rispetto al  calendario giuliano e il valore medio dell'anno gregoriano diventa di  365.2425 giorni.  Inoltre, per semplificare l'introduzione del nuovo calendario fu decretato  che il 4 ottobre 1582 fosse immediatamente seguito dal 15 ottobre, togliendo  in tal modo i dieci giorni di sfasamento che si erano accumulati tra il  calendario giuliano e quello gregoriano.  Il 4 ottobre fu scelto in modo che i frati francescani potessero celebrare  in quell'anno la festa di San Francesco, ma anche perche' papa Gregorio XIII, essendo bolognese, non volle privare la sua citta' della festa di  S.Petronio.  Il computo gregoriano del tempo fu immedietamente accolto dalle nazioni  cattoliche, quali l'Italia e la Spagna e poi, in alcuni casi anche molto  piu' tardi, da tutte le altre, almeno per usi civili e politici (nel 1700 i  Paesi Bassi, nel 1752 la Gran Bretagna, etc.).  Eseguendo i calcoli necessari si rileva che il calendario gregoriano  contiene un errore residuo di 1 giorno ogni 3000 anni rispetto alle stagioni  astronomiche, valore che per ora risulta sufficentemente contenuto per tutte  le esigenze della vita quotidiana dell'epoca moderna.

LE FESTE CRISTIANE FONDAMENTALI E LE STAGIONI

 La Chiesa, gia' agli albori del Cristianesimo, adotto' il calendario  giuliano riformato da Giulio Cesare apportandovi pero' alcune modificazioni  per tener conto della Pasqua e delle altre feste "mobili" liturgicamente  importanti.  Il calcolo della Pasqua fu sempre uno dei problemi piu' importanti nella  calendariologia della Chiesa.  Il calcolo della data della Pasqua richiedeva il calcolo esatto del  plenilunio piu' prossimo alla data dell'equinozio di primavera.  Per questo calcolo la chiesa romana adotto' gia' dai primi tempi il ciclo  di Metone, lungo 19 anni solari tropici in cui sono comprese 235 lunazioni.  Il Ciclo di Metone stabilisce che ogni 19 anni solari tropici una  determinata fase lunare si ripete, in media, negli stessi giorni dell'anno  giuliano.  Nell'alto medioevo il sistema numerico maggiormente utilizzato era quello
 romano che, come e' noto, e' un sistema a trasposizione letterale in cui  a determinate quantita' numeriche corrispondono talune lettere dell'alfabeto  latino.  La numerazione romana oltre ad essere difficolosa dal punto di vista  dell'esecuzione dei calcoli, anche dei piu' semplici, non include lo zero,  il cui concetto era pressoche' sconosciuto nell'Europa altomedievale  cristiana.  La riforma del calendario operata da Dionigi il Piccolo durante il VI secolo  a.C. fece iniziare il conteggio dei mesi e degli anni dall'anno 1 a.C.  Il primo di gennaio di quell'anno, l'eta' della Luna era pari ad 8 giorni,  cioe' la fase lunare visibile in cielo era il primo quarto, essendo  trascorsi per l'appunto 8 giorni dall'ultimo novilunio. L'eta' della Luna al 1 Gennaio stabilisce l'"epatta" di quell'anno e poiche'  la differenza tra l'anno solare tropico e l'anno lunare composto da 12  lunazioni complete, vale circa 11 giorni, ogni anno l'epatta aumenta il suo valore di 11 con la regola di sottrarre 30 qualora tale valore venga  superato dal calcolo.  A Roma, i Cristiani celebrarono per la prima volta la Pasqua nell'anno 160  d.C. e la festa cadde la prima domenica dopo il plenilunio dell'equinozio di  primavera.  Il calcolo astronomico ci dice che l'equinozio di primavera cadde il 21  Marzo, il plenilunio appena successivo fu invece il giorno 8 Aprile che era  lunedi, pr cui il giorno precedente, 7 Aprile, venne celebrata la prima  Pasqua.  Dal punto di vista teorico, la data corretta avrebbe dovuto essere  formalmente il 14 Aprile, ma essendo il plenilunio avvenuto alle ore 11 della mattina del lunedi' 8 del mese, la differenza di 12 ore tra la data  effettiva di Luna piena e la domenica fu irrilevante tenendo conto anche  della metodologia di calcolo dell'eta' della Luna che era in uso a quel  tempo a Roma.  Le prime tavole per il calcolo della data della Pasqua furono preparate da Cirillo d'Alessandria (376-444 d.C.) ed il monaco Dionigi il Piccolo  (Dionisius Exiguus), nel 525 d.C., le estese su richiesta del pontefice Papa  Giovanni I.  La questione della data della Pasqua si rivelo' in futuro una questione  spinosissima per la chiesa di Roma.  Proprio relativamente alla data della Pasqua e alla decisione di renderla  festa mobile possiamo osservare che la Chiesa Celtica mise in evidenza  quanto fosse disunita.  Infatti, nel III e IV secolo d.C. avvennero furiose dispute a cui  parteciparono i piu' eminenti esponenti delle varie comunita' cristiane  distribuite lungo il territorio europeo, relativamente ai differenti metodi  di calcolo della data della festa piu' importante per la cristianita'  durante l'anno solare tropico.  Le dispute assunsero per anni toni feroci fino ad arrivare all'adozione  di un algoritmo di calcolo basato sul ciclo di Dionigi il Piccolo.  Per calcolare la ciclicita' della data della Pasqua dobbiamo tenere conto  della periodicita' con cui la domenica cade entro il ciclo settimanale nel  calendario giuliano (ricordiamo che la riforma gregoriana sara' eseguita  solamente nel 1582) che prevede che ogni 7 anni comuni le domeniche cadano  nelle stesse date lungo l'anno giuliano, della periodicita' quadriennale dell'anno bisestile e del ciclo di Metone che vale 235 lunazioni pari a 19  anni solari tropici.  La Domenica di Pasqua si ripetera' quindi nello stesso giorno di calendario  giuliano ogni 4 x 7 x 19 = 532 anni.  Questo ciclo e' noto come "Ciclo di Dionigi", da Dionigi il Piccolo  che, come detto in precedenza, nel VI costrui' una tavola utile per calcolare e predire la data della Pasqua avanti e indietro nel tempo.  Questo personaggio fu il primo ad introdurre l'uso di contare gli anni  partendo dall'anno della nascita di Cristo, ma in modo tale che mancasse  l'anno "zero", usanza tutt'ora in vigore, che fu pesantemente criticata  dal monaco anglo Beda il Venerabile circa quattro secoli dopo.  Il ciclo di 532 anni fu utilizzato anche da altri autori per il calcolo  delle date della Pasqua.  Nel 457 d.C. Vittorio d'Aquitania pubblico' il "Canon Paschalis", opera  interamente dedicata al metodo di calcolo della data della Pasqua.  Egli sembra abbia per primo combinato il ciclo di Metone con con il  ciclo di ripetizione domenicale di 7 x 4 = 28 anni ottenendo il valore  di 532 anni giuliani citato sopra, mezzo secolo prima di Dionigi il Piccolo.  Vittorio d'Acquitania suggeri' anche di iniziare il computo degli anni  dal plenilunio seguente la crocifissione di Gesu'.  Comunque il periodo di 532 anni appare anche nell'opera "Computus  Paschalis sive de indicationibus cyclis solis et lunae" attribuita, con  qualche dubbio, a Magno Aurelio Cassiodoro fondatore del monastero di  Vivarium, in Calabria, datata 562 d.C.  Successivamente, nel VII secolo, anche Beda il Venerabile si occupo' del  problema compilando estese tavole fino all'anno 1200 ("De Paschae Celebratione Liber").  Solamente dopo il Concilio di Orleans svoltosi nel 541 abbiamo una graduale accettazione del metodo basato sul Ciclo di Dionigi all'interno della Chiesa  Celtica, la quale seguiva invece il Ciclo di Anatolio di Laodicea, basato  su un periodo di ripetizione lungo 84 anni solaro tropici. Nell'Irlanda meridionale esso fu adottato nel 630 d.C., ma solo nel 703 in  alcune parti della Britannia e nel 731 in altre.  Nella terra dei Picti (attuale Scozia) e nel territorio dove l'Abbazia  di Iona aveva la sua maggiore influenza, il Ciclo di Dionigi fu adottato  nel 716.  Le comunita' cristiane celtiche gallesi lo adottarono solamente nel 768.  Infatti durante il Sinodo di Whitby svoltosi nel 664 e presieduto dal  re Oswy di Northumbria, la maniera celtica di osservare la data della  Pasqua, come era stata caldeggiata da Colman vescovo di Northumbria  e dall'Abbadessa Hilda, cioe' fissa al 25 Marzo, fu sostituita dalla maniera romana, stabilita durante il concilio di Nicea e basata sul  plenilunio equinoziale come fu fortemente voluto da Agilberto vescovo dei  Sassoni dell'Ovest.  Tornando al monaco Dionigi, egli, nel 526, tento' di determinare la data  della nascita di Cristo che, secondo i suoi calcoli, risulto' essere il 25 Dicembre dell'anno 753 dopo la fundazione di Roma, (ab Urbe Condita).  La data del 25 Dicembre, che in quegli anni era coincidente con il giorno  del solstizio d'inverno, fu strategicamente scelta in modo da far coincidere  festa cristiana del Natale con quella pagana del Dies Natalis Sol Invictus  festeggiata dai seguaci del culto del dio Mitra.  In realta', da studi storici, risulterebbe che Cristo sia nato attorno  all'anno 6 a.C. e non al solstizio d'inverno, ma piu' probabilmente nel mese  di Settembre.  L'inizio dell'era cristiana cioe' l'anno 1 d.C., avvenne quindi, secondo  Dionigi, nel 754 ab Urbe Condita.  Durante il IV secolo d.C., i cristiani celebravano con grande solennita'  l'Epifania (6 gennaio) e l'anniversario del battesimo di Cristo.  Il Natale di Cristo divenne importante nella serie di festivita' cristiane a  Roma e in altri luoghi solamente nel V secolo.  La Chiesa, molto spesso, fece coincidere le date delle feste principali della liturgia cristiana con le date delle feste pagane gia esistenti,  appoggiandosi pero' alle Sacre Scritture. Fu stabilita inoltre una concordanza tra gli avvenimenti piu' importanti  della vita di Cristo e quelli del suo precursore, Giovanni Battista, con le  date astronomicamente piu importanti lungo l'anno.  Il Natale fu fatto corrispondere al solstizio d'inverno (25 Dicembre) quindi  facendo i necessari calcoli, la nascita del Precursore, Giovanni Battista,  veniva ad essere molto prossima al solstizio estivo.  Secondo questo schema, la Concezione di Gesu', cioe' l'Annunciazione a  Maria, o Incarnazione che dir si voglia, che doveva essere 9 mesi prima  del Natale, andava a coincidere con l'equinozio di primavera che a quei tempi era il 25 Marzo, data vicino alla quale si celebrava anche la morte di  Gesu' e la sua Resurrezione. La concezione di Giovanni Battista (l'Annunciazione ad Elisabetta) fu  fissata quindi all'equinozio di autunno, cioe' il 24 settembre.  Ciascuna delle date rilevanti durante l'anno corripondeva ad una ben precisa posizione dei punti di levata e di tramonto del Sole all'orizzonte  astronomico locale.  I punti di levata e di tramonto solari solstiziali dipendono anche dalla  latitudine del luogo dove l'osservatore e' posto.  Questa corripondenza tra liturgia e la posizione del Sole sulla sfera  celeste era ovviamente strettamente simbolica e era caratterizzata anche da  un profondo significato mistico.  La nascita di Gesu' e la creazione del nuovo mondo cristiano avvengono nel  giorno del solstizio invernale, quando i punti di levata e di tramonto del  Sole all'orizzonte astronomico locale raggiungono la massima disgressione meridionale e l'altezza apparente raggiunta nel cielo dall'astro diurno e'  la minima possibile.  In quel giorno le ore di luce sono poche, mentre la notte dura a lungo, ma  dopo quel giorno i punti di levata e di tramonto del Sole iniziano  nuovamente a spostarsi lungo l'orizzonte, in direzione nord, la durata del giorno aumenta, quella della notte diminuisce e tutto il ciclo stagionale  si rinnova.  La concezione e la morte di Gesu' cioe', simbolicamente, il rinnovamento  dell'uomo, cade quindi vicino alla data dell'equinozio di primavera.  La nascita di Giovanni Battista e' posta invece al solstizio estivo, quando  la stagione e' pienamente matura, mentre la concezione del Battista  corriponde all'equinozio d'autunno, una data che precede il solstizio  invernale, cioe' la nascita di Cristo.  Le feste dei santi vengono celebrate sempre nella data della loro morte,  poiche' secondo la Chiesa questo e' stato il momento piu' importante della  loro esistenza in quanto e' proprio questo momento che segna la rinascita  del santo alla vita eterna.

IL COMPUTO ECCLESIASTICO

La festa fondamentale per il Cristianesimo e' la Pasqua la quale era, ed e'  anche attualmente celebrata in una certa data lungo l'anno secondo ben  determinati vincoli di carattere astronomico che richiedono tra le altre  cose la conoscenza precisa della lunghezza del mese sinodico lunare per  poter calcolare in anticipo il giorno di plenilunio e la capacita' di  determinare esattamente il giorno in cui avviene l'equinozio di primavera.  Il calcolo della data della Pasqua quindi, esigeva la conoscenza di talune  regole di calcolo che permettessero in maniera relativamente semplice di  risolvere il problema e di pianificare in anticipo la data della festa.  Va tenuto presente che durante il Medioevo erano del tutto sconosciuti non  solo i parametri orbitali della Terra e della Luna con i quali gli astronomi  moderni sono in grado di determinare con notevole accuratezza sia la  posizione della Luna nel cielo sia le date delle fasi piu' importanti. Durante il Medioevo erano usati algoritmi ripetitivi molto semplici la cui  accuratezza nel predire la fase della Luna era dell'ordine di circa un  giorno.  La Pasqua infatti, come fu stabilito durante il Concilio di Nicea, deve  cadere la domenica che segue la prima luna piena dopo l'equinozio di  primavera.  Il plenilunio era calcolato, secondo le regole del Computo Ecclesiastico  come il quattordicesimo giorno dopo il plenilunio.  In questo contesto l'Eta' della Luna e quindi il suo calcolo veniva a  rivestire un ruolo di fondamentale importanza.  L'Eta' della Luna e' il numero di giorni trascorsi dal giorno dell'ultimo novilunio ed essa varia quindi tra 0 e 29.53 giorni essendo quest'ultima  la lunghezza approssimata del mese sinodico lunare.  A prima vista si potrebbe arguire che la determinazione dell'eta' della  Luna era cosa semplice in quanto bastava alzare gli occhi al cielo per  osservare direttamente l'aspetto del nostro satellite, ma in realta' la  problematica era ben diversa per almeno due motivi.  Il primo era che l'osservazione diretta della Luna ci rivela solo  approssimativamente la sua Eta', mentre il secondo motivo prevede la  necessita' di eseguire le predizioni richieste ad esempio dalla  pianificazione in anticipo della data della Pasqua per svariati anni nel  futuro.  Era quindi necessario disporre di un calendario e di un algoritmo di  calcolo che fosse nello stesso tempo semplice e sufficentemente accurato.  Il Computo Ecclesiastico e' l'insieme delle regole che venivano utilizzate  nell'antico calendario della Chiesa per individuare con facilita' la data  della Pasqua e quella delle altre feste mobili che dipendono da essa.  Nel giorno di plenilunio l'eta' della Luna sara' 14 giorni, basando pero' il  conteggio sulla data di novilunio ecclesiatico, che e' prossimo, ma non  coincidente con quello astronomico.  All'interno del computo ecclesiastico la principale periodicita' della Luna  e' il Ciclo di Metone il quale ci dice che ogni 19 anni solari tropici una  determinata fase della Luna si ripete alla stessa data del Calendario  Giuliano.  Infatti in 19 anni da 365.25 giorni esatti abbiamo quasi esattamente 235  lunazioni complete.  Il ciclo di 19 anni solari durante i quali le fasi lunari si ripetono  esattamente in corrispondenza dello stesso ciclo stagionale fu scoperto nel  V secolo a.C. da un astronomo e filosofo greco di nome Metone.  Formalmente il Ciclo di Metone puo' essere riassunto nel modo seguente: 255 rivoluzioni draconitiche = 235 sinodiche = 1 ciclo di Metone  Un ciclo metonico puo' quindi essere ottenuto sommando al ciclo di Saros  (18 anni piu' 11 giorni) un anno lunare formato da 12 lunazioni complete  per un totale di 354 giorni.  Infatti: 18 anni e 11 giorni + 354 giorni = 19 anni solari medi  questo implica che ogni 235 lunazioni complete una generica fase lunare si  ripete nella stessa data del calendario giuliano. All'inizio di ogni ciclo la fase lunare corrisponde esattamente a quella che  aveva all'inizio dei cicli precedenti, quindi nota la sequenza dei pleniluni  durante un ciclo metonico e' facile ottenere tutte le sequenze dei cicli  successivi e di quelli precedenti.  E' anche possibile calcolare tutta la sequenza delle fasi lunari in un dato  anno conoscendo la sua posizione entro il ciclo di Metone in corso.  Il numero che indica questa posizione fu chiamato "Numero d'Oro" considerata  la sua grande importanza nel computo dei noviluni.  Durante il Concilio di Nicea, venne deciso di fissare come origine dei cicli  lunari ecclesiatici al primo anno antecedente l'Era Volgare, questo rese  facile calcolare il Numero d'Oro per qualsiasi anno.  Il calcolo matematico del Numero d'Oro prevede la divisione dell'anno  aumentato di 1 per 19.  Il risultato della divisione sara' il ciclo di Metone in corso, mentre il  resto della divisione sara' il Numero d'Oro.  Ad esempio, nel caso dell'anno 2000, dividendo 2001 per 19 si ottiene 105  con il resto di 6, quindi il ciclo di Metone attualmente in corso e' il  105-esimo, (iniziato nel 1994) e il Numero d'Oro vale 6, che significa che l'anno 2000 e' il sesto anno del 105-esimo ciclo metonico entro l'Era  Volgare.  Entro il ciclo di Metone di riferimento, Dionigi il Piccolo, nel 525 d.C.,  fisso' il punto di partenza per il ciclo lunare ecclesiastico. infatti fu stabilito che il 1 Gennaio dell'anno 1 a.C la Luna avesse un'eta'  pari a 8 giorni, quindi la sua fase fosse di 1 giorno successiva al primo quarto.  Il ciclo lunare ecclesiatico e' quindi il ciclo di Metone fasato con  il punto di partenza stabilito da Dionigi il Piccolo.  In questo contesto il numero di cicli metonici trascorsi (ad esempio il 105  nel caso dell'anno 2000) viene denominato "Numero del Ciclo Lunare".  Le regole del Computo Ecclesiatico contemplano un altro parametro utile a  fissare la data del plenilunio pasquale in un dato anno: l'Epatta.  L'Epatta rappresenta l'eta' della Luna al 31 Dicembre dell'anno  precedente.  Il calcolo dell'Epatta per un determinato anno puo' essere eseguito  facilmente partendo dal numero d'oro.  Infatti per il periodo che va dal 1900 al 2099 l'Epatta risulta  calcolabile semplicemente considerando il Numero d'Oro, dell'anno in corso,  diminuito di 1, moltiplicandolo per 11 e dividendo il risultato per 30.  Questo calcolo ha senso in quanto la differenza tra la lunghezza dell'anno solare (365 giorni) e quello lunare formato da 12 lunazioni complete (354  giorni) e' pari a 11.  La divisione per 30, valore approssimato per ecccesso della lunghezza della  lunazione media espressa in giorni, ci riconduce all'eta' della Luna  all'inizio dell'anno.  Puo' capitare che il valore dell'epatta risulti negativo, in questo  caso si aggiunge 30 al suo valore ottenendo il valore corretto.  Infatti nel 2000 essendo il numero d'oro N=6 avremo l'epatta E=24, ma dal  1 Marzo in poi, fino a quel giorno l'epatta fu 13 che e' l'eta' della Luna  il giorno 31 dicembre 1999.  Rimane ora da mostrare come sia possibile il calcolo dell'eta' della Luna  per un qualsivoglia giorno dell'anno.  Chiamando con P l'eta' della Luna da determinare, essa risultera' dalla  somma di tre termini: P = m + d + e  in cui "m" e' il numero d'ordine del mese in cui e' compresa la data per  la quale il calcolo deve essere svolto, il termine "d" e' il numero d'ordine  del giorno nel corso del mese, quindi "d" sara compreso tra 1 e 31 a seconda  dei mesi. Il terzo termine, cioe' "e" e' esattamente l'epatta dell'anno considerato.  Nel caso che l'eta' della Luna P risulti dal calcolo maggiore di 30, viene  tenuto solo cio' che rimane dopo aver sottratto 30 cioe' l'eta' della Luna  sara' P-30.  Il punto di partenza per il conteggio di "m" e' il mese di Marzo durante  il quale, il giorno 25, si riteneva, in accordo con la riforma del  calendario operata da Giulio Cesare, avvenisse l'equinozio di primavera e in  molti luoghi questa data rappresentava anche con il capodanno.  Il mese di Marzo e' quindi caratterizzato da un indice m=1, Aprile avra' m=2  e cosi' via finche' Dicembre avra' m=10, Gennaio m=11 e Febbraio m=12.  Il Marzo successivo tornera' ad avere m=1 e cosi' via.  Ad esempio, calcoliamo l'eta' della Luna per il 21 Gennaio 2000.  In questo caso avremo e=13, m=11 e d=21 i quali portano alla somma P=45 la  quale essendo superiore a 30 richiede la sottrazione di questo valore,  quindi quel giorno l'eta' della Luna fu P=45-30=15.  Tale valore corrisponde esattamente al plenilunio e cosi' fu infatti  all'alba di quel giorno si ebbe un'eclisse di Luna la quale e' possibile  quando la fase della Luna e' piena.  Ora proviamo a calcolare l'eta' della Luna, all'indietro, per il 5 Settembre  2012.  Nel 2012 sara' il 18-esimo anno del 105 ciclo di Metone, quindi l'epatta  sara' e=6  In questo caso, Settembre e' il settimo mese partendo ma Marzo, quindi m=7.  Tenendo conto che d=5 allora risulta P=5+7+6=18 quindi sono trascorsi 3  giorni dal plenilunio per cui il 5 Settembre 2012 la Luna avra' una fase  compresa tra il plenilunio e l'ultimo quarto.

IL CCOMPUTO DELLA DOMENICA DI PASQUA

La data di novilunio del mese di Marzo di qualsiasi anno si otterra' quindi  sottraendo l'epatta propria dell'anno in corso dal numero 30, di conseguenza  la data del plenilunio del mese di Marzo si otterra' aggiungendo 14 giorni  (mezzo mese sinodico ecclessiatico).  Tale plenilunio sara' pasquale se il risultato sara' maggiore o uguale a 21,  (cioe' se il plenilunio cadra' dopo il 21 Marzo) quindi la Domenica successiva alla data di plenilunio sara' la domenica di Pasqua.  Un problema connesso con quello del calcolo del plenilunio pasquale riguarda  il fatto che la Pasqua debba obbligatoriamente cadere di domenica, quindi e'  necessario sapere in che giorno dell'anno cade la prima domenica di Gennaio.  Cio' equivale a stabilire la fasatura della settimana rispetto all'anno  solare in corso.  A cio' si e' rimediato introducendo nel computo ecclesiastico la cosiddetta  "Lettera Domenicale". Infatti chiamando con A, B, C, D, E, F, G i primi sette giorni dell'anno  fu stabilito di indicare con una di queste lettere il giorno in cui cade  la prima domenica dell'anno.  La corrispondenza tra la data e la lettera domenicale e' il seguente:

                     Data   Lettera Domenicale

                      1 Gennaio         A
                      2 Gennaio         B
                      3 Gennaio         C
                      4 Gennaio         D
                      5 Gennaio         E
                      6 Gennaio         F
                      7 Gennaio         G
 

Ovviamente nota la lettera domenicale dell'anno in corso sara' facile  stabilire quale sia la domenica piu' vicina al plenilunio successivo  all'equinozio di primavera.  Il calcolo della lettera domenicale secondo il computo ecclesiastico e'  piuttosto noioso.  Infatti si deve considerare la parte non secolare del numero che  identifica l'anno in corso (per esempio per il 1996 sara' 96, per il  2020 sara' 20 e cosi' via), la si divide per 4 e si somma il dividendo  al quoziente cosi' ottenuto.  A questo punto il risultato va diviso per 7 poi si sottrae il resto della  divisione da 7.  Successivamente si aggiunge il numero 7 alla differenza risultante dalla  operazione predecente se l'anno considerato fa parte del XX secolo,  oppure 1 se l'anno fa parte del XXI secolo.  Il risultato deve ora essere diviso nuovamente per 7 e il resto ottenuto indichera' la lettera domenicale secondo il seguente schema:

                  Resto     Lettera Domenicale

                      0             G
                      1             A
                      2             B
                      3             C
                      4             D
                      5             E
                      6             F
 

Bisogna tener presente che la lettera domenicale determinata con questo  metodo vale per tutto l'anno solo se esso non e' bisestile.  In caso di anno bisestile, la lettera trovata vale solo per i mesi di  Marzo e seguenti, mentre per Gennaio e Febbraio vale la lettera  immediatamente seguente (alla lettera F segue ciclicamente la G e la  successiva alla G e' la A).

IL SIMBOLISMO MISTICO DELLA PASQUA

Come abbiamo visto la celebrazione della Pasqua era connessa a tutta una  serie di problemi di carattere matematico e  astronomico, non dobbiamo pero'  trascurare le valenze simboliche della piu' importante festa della liturgia  cristiana.  La Pasqua e' il mistero centrale del cristianesimo, e rappresenta il  "passaggio" (Pesah), dalla morte alla vita, il passaggio di Cristo e con Lui  di tutti gli uomini di questo mondo alla vita eterna.  Questo passaggio dalla morte alla vita venne raffigurato come l'uscita dalle  tenebre e la corrispondente entrata nella luce, secondo quanto stabilito  nelle Sacre Scritture.  La base scritturale della festa della Pasqua presiede a tutto il simbolismo  di questa festivita' che utilizza le immagini simboliche del fuoco, della  luce e dell'acqua, le quali riprendono quelle tipiche delle antiche  religioni solari, in connessione con il periodo dell'anno prossimo  all'equinozio di primavera che rappresenta la primavera cioe' il tempo del  rinnovamento della natura.  Sia la Pasqua che il Natale sono feste di rinnovamento: la rinascita del  Sole, la seconda e la rinascita della natura, la prima.  Il simbolismo solare della Pasqua differisce pero' da quello del Natale, in  quanto quest'ultimo non contempla un ruolo operato dalla Luna per la  determinazione della data di celebrazione, ma esclusivamente il periodo di  massima disgressione meridionale dei punti di levata e di tramonto del Sole  all'orizzonte astronomico locale, in parole povere: il solstizio d'inverno.  La data della Pasqua invece richiede la giusta combinazione del ciclo solare  con quello lunare il quale influisce maggiormente sul calcolo della domenica  piu' appropriata per la celebrazione della festa.  La connessione tra la Pasqua e il plenilunio deriva da un'antica tradizione  secondo la quale i giorni di Luna piena erano considerati dei giorni sacri,   in quanto corrispondenti ad una articolare posizione reciproca del Sole e  della Luna importante dal punto di vista mitico.  Questa sacralita' era maggioremente mportante nel caso dei pleniluni  coincidenti, o molto prossimi, all'equinozio di primavera.  In questa prospettiva il mese di Marzo, in cui era posto il giorno  dell'equinozio, era considerato il primo mese dell'anno nuovo e non a caso i  romani stabilirono il Capodanno al 25 Marzo, praticamente coincidente con il  giorno di equinozio.  Questo era il modo di vedere le cose a Roma fino al tempo di Giulio Cesare,  autore della riforma che adotto' un calendario esclusivamente basato sul  Sole trascurando completamente la Luna nel computo del tempo.  Lo stesso avveniva presso gli Ebrei, dove il mese di Nishan, il mese  dell'equinozio, era considerato il primo mese dell'anno.  L'idea dell'inizio dell'anno posto in concomitanza con l'equinozio di  primavera si diffuse nel mondo romano importata dall'oriente.  Presso i Celti invece la situazione era diversa, in quanto il capodanno era  celebrato in occasione della festa di Trinvxtion Samoni (le tre notti di  Samonios) poste al secondo giorno della seconda quindicina del mese di  Samonios, primo mese dell'anno, 17 giorni dopo il primo quarto di Luna che  per i Celti stabiliva l'inizio dei mesi, degli anni, e dei "saecula" che  presso queste popolazioni duravano 30 anni.  Tale festa era solo parzialmente connessa con il Sole in quanto il fenomeno  astronomico base per la celebrazione della festa era di tipo stellare e
 cioe' il giorno della levata eliaca della stella Antares, nella  costellazione dello Scorpione, la quale, durante l'eta' del Ferro, diveniva  per la prima volta visibile all'alba, prima del sorgere del Sole, grosso  modo all'inizio di Novembre, nei terrirori della Gallia. La Pasqua degli Ebrei invece si festeggiava nel giorno del primo plenilunio  dopo l'equinozio di primavera, e i loro calcoli portarono l'inizio del mese  e dell'anno ebraico quattordici giorni prima della data effettiva  dell'equinozio di primavera in modo che la data della Pasqua ebraica,  essendo celebrata il 14 Nishan, oscilla fra l'8 Marzo e il 4 Aprile del  calendario gregoriano, coincidendo quindi con il primo plenilunio dell'anno.  Gli antichi ebrei consideravano comunque sacri i quattordici giorni  precedenti il plenilunio in quanto questo periodo era quello richiesto alla  Luna per lottare contro le tenebre e crescere gradualmente dallo stato di  invisibilita' del novilunio fino alla luce della Luna piena.  Nella liturgia cristiana questi quattordici giorni che precedono il  plenilunio pasquale corrispondono simbolicamente al periodo della Passione  di Cristo.  Si nota quindi come, nella liturgia cristiana, il compito del simbolismo  lunare sia quello di rafforzare il simbolismo solare legato al Cristo.  Il Sole ad ogni tramonto attraversa la porta occidentale del cielo per  scendere nell'Altro Mondo, attraversandolo e riapparendo per la porta  orientale del cielo piu' sfavillante che mai il mattino successivo.  Nel Medioevo il ciclo quotidiano del Sole si adattava simbolicamente molto   bene alla figura del Cristo, il Sole della Giustizia, che discendeva agli  Inferi per rianimare i morti e risaliva al mattino di Pasqua.   Il ciclo quotidiano del giorno e della notte riproduceva analogicamente il  ciclo annuale del Sole, in cui la notte corrispondeva all'inverno che era la stagione centrata sul solstizio invernale e il mattino al periodo  primaverile centrato sulla data dell'equinozio di primavera.  Questo simbolismo legato al sorgere quotidiano del Sole nel settore  orientale dell'orizzonte diede origine durante il Medioevo a regole ben  precise secondo le quali l'edificazione dei luoghi di culto, siano essi  stati oratori, chiese o cattedrali, dovette essere operata in modo da essere  perfettamente aderente ai significati simbolici che le varie direzioni  astronomiche ebbero.  E' chiaro allora che l'architettura di ogni luogo di culto doveva  racchiudere un profondo significato cosmogonico codificato secondo rigorose  leggi matematiche, geometriche e astronomiche, che ancora oggi e' possibile  rilevare analizzando opportunamente le strutture che sono sopravvissute  attraverso i secoli fino ai giorni nostri.

 

LE PRINCIPALI FESTE CATTOLICHE FISSE
FESTIVITA' DATA SPIEGAZIONI
Maria SS.ma Madre di Dio 01 gennaio
Epifania 06 gennaio

Battesimo di Gesù 12 gennaio

Spostata alla Domenica dopo l'Epifania

San Giovanni Bosco 31 gennaio
Presentazione di Gesù al tempio 02 febbraio
San Giuseppe sposo di Maria 19 marzo
Annunciazione del Signore 25 marzo

San Michele Arcangelo 08 maggio ( a Pietrafitta )

Per la Chiesa questa festività ricade il 29 Settembre

Sant'Antonio da Padova 13 giugno

A Settefrati si celebra la domenica immediatamente seguente

Natività di San Giovanni Battista 24 giugno

San Pietro e Paolo 29 giugno

Santa Felicita 10 luglio ( a Settefrati )

Per la Chiesa questa festività ricade il 23 Novembre

Santa Maria ad Nives

( Festa della Confraternita Santa Maria delle Grazie )

05 agosto

Trasfigurazione del Signore 06 agosto

Inizio dei festeggiamenti in onore di Maria SS.ma di Canneto 14 agosto

Assunzione al cielo della Beata Vergine Maria 15 agosto

Maria Regina del cielo e della terra 22 agosto

Fine dei festeggiamenti in onore di Maria SS.ma di Canneto 29 agosto

Natività della Beata Vergine Maria 08 settembre

Esaltazione della Santa Croce 14 settembre
Ricordo dell'incoronazione di Maria SS.ma di Canneto 19 settembre
San Francesco, patrono d'Italia 04 ottobre
Tutti i Santi 01 novembre

Commemorazione di tutti i fedeli defunti 02 novembre

Dedicazione della basilica Lateranense 09 novembre

Immacolata concezione della Beata Vergine Maria 08 dicembre
Santa Lucia V. M. 13 dicembre
Natività di Nostro Signore 25 dicembre
Santo Stefano Protomartire 26 dicembre
 

La Santa Famiglia Domenica dopo Natale

oppure:

30 dicembre

 

LA PASQUA E LE FESE CATTOLICHE MOBILI

FESTIVITA' DATA PRECISAZIONI SPIEGAZIONE FESTIVITA'
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Mercoledì delle Ceneri

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 mani benedette"

 

 

 

 

 
 
 
 
 


 

 

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Il mistero pasquale    
Domenica delle Palme

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Giovedì Santo in Coena Domini

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Venerdì Santo in Passione Domini

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Pasqua di Resurrezione

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Lunedì dell'Angelo ( Pasquetta )

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Ascensione

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Pentecoste

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Corpus Domini

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Sacro cuore di Gesù

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Venerdì dopo la II^ domenica di Pentecoste
Il tempo ordinario    

Il tempo di avvento    
Il tempo di Natale    

 

 

 

 

 

 

 

 

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