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ARGOMENTI CORRELATI
CENNI
STORICI
L'ASTRONOMIA E LE FESTE LITURGICHE CRISTIANE
LE
PRINCIPALI FESTE FISSE
LE FESTE
MOBILI
CALCOLO
DELLA PASQUA
PHOTO GALLERY |
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CENNI STORICI |
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IL GIORNO |
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Il modo di suddividere il giorno è
variato nel corso del tempo, ed è stato diverso da luogo a luogo.Presso
i Babilonesi, ad esempio, l'inizio del giorno era fissato all'alba,
presso gli Umbri a mezzogiorno, nell'antica Atene al tramonto.I Romani
avevano suddiviso il giorno in 12 ore diurne (dall'alba al tramonto) e
12 ore notturne; per questo motivo la durata di ciascuna ora non era
fissa, ma variabile a seconda delle stagioni: le ore diurne non potevano
che essere più lunghe d'estate e più corte d'inverno, e viceversa le ore
notturne. Sia il dì che la notte erano poi divisi in quattro parti:
quelle del dì terminavano con le ore tertia, sexta,
nona e duodecima, mentre quelle notturne erano chiamate
vigiliae.Da questa suddivisione derivò l'introduzione, da parte dei
primi cristiani, di preghiere da recitarsi in alcuni momenti della
giornata: l'ufficio notturno, comprendente vespri, compieta,
notturno, mattutino e lodi, e l'ufficio diurno, riguardante le
ore prima, terza, sesta e nona.Mentre presso gli antichi Romani il
giorno iniziava legalmente a mezzanotte, nel Medioevo prevalse l'uso
ebraico e dei popoli orientali (con calendari lunari o lunisolari) di
considerare la durata del giorno dal tramonto del sole al tramonto
successivo.Nei secoli XIII-XIV, con la diffusione degli orologi
collocati sui campanili o sulle torri civiche, si iniziò, specialmente
in Italia, a suddividere il giorno in 24 ore della stessa durata, ma
sempre partendo dal tramonto del sole o dall'Avemaria della sera, per
cui la stessa ora non corrispondeva allo stesso momento della giornata
da una stagione all'altra, ma ad un momento successivo in estate
rispetto all'inverno (in quanto d'estate il sole tramonta più tardi).Infine,
con le invasioni napoleoniche di inizio Ottocento, fu ripristinato anche
nel nostro paese il metodo romano di contare le ore partendo dalla
mezzanotte. |
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LA SETTIMANA |
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Non si conosce con sicurezza dove e
quando abbia avuto origine la settimana di sette giorni.E' probabile che
i primi ad adottarla siano stati i Babilonesi (ma altri luoghi
accreditati in tal senso sono l'Egitto e la Persia), mentre ha iniziato
a diffondersi nell'impero romano solo a partire dal I secolo d.C. Fino
ad allora, nell'antica Roma, veniva conteggiato un ciclo di otto giorni,
il primo dei quali, chiamato novendinae o nundinae, era
giorno di mercato. Il nono giorno del ciclo era ancora nundine, essendo
in realtà il primo del ciclo successivo.Fu l'imperatore Costantino
che, con un editto del 321 d.C., ufficializzò l'uso della settimana di
sette giorni, di cui il primo, chiamato ancora dies Solis, il
giorno del Sole, era obbligatoriamente di astensione dal lavoro per
tutti i cittadini non agricoltori. In questo modo veniva riconosciuto il
giorno festivo dei cristiani, ma non venivano scontentati i pagani
adoratori del sole.Tornando ai Babilonesi, i nomi che avevano dato ai
giorni della loro settimana erano quelli dei cinque pianeti allora
conosciuti (Saturno, Marte, Mercurio, Giove, Venere) più quelli del Sole
e della Luna; e tali nomi sono sostanzialmente rimasti fino ad oggi,
anche se con qualche importante modifica. Nelle province dell'Impero
romano i nomi dei pianeti furono sostituiti con i nomi degli dèi della
religione del luogo: così, ad esempio, Wednesday è, in inglese,
il giorno di Wodan, corrispondente al dio Mercurio. Gli
Ebrei probabilmente adottarono la settimana babilonese, ma in seguito
tolsero i nomi dei primi sei giorni (numerandoli semplicemente) e
chiamarono il settimo Shabbat (che corrisponde al nostro sabato),
ovvero Quiete, poiché nella Genesi è scritto che Dio consacrò il settimo
giorno, in quanto in quel giorno cessò il lavoro della creazione e si
riposò. I cristiani si adeguarono ai nomi della settimana di origine
pagana, cambiandone solo due: quello di Saturno fu modificato in
Sabbatum o Sabbata (derivandolo dal Shabbat ebraico; ma si
noti che in inglese, ad esempio, è rimasto Saturday), mentre il
giorno del Sole fu sostituito da Dominicus o Dominica dies
(= giorno del Signore; anche qui si noti che in inglese è rimasto
Sunday, e analogamente nei paesi di lingua germanica). Va però
precisato che nella liturgia cristiana i giorni sono soltanto numerati
ad eccezione del primo, che è appunto chiamato domenica. Se per il
calendario liturgico dei cristiani la domenica è il primo giorno
della settimana (così come per gli ebrei: infatti per la Bibbia
l'ultimo giorno è il sabato), ai fini civili viene generalmente
considerato come primo giorno il lunedì, anche perché la norma ISO (International
Organization for Standardization) IS-8601 stabilisce che sia così. Di
fatto, mentre nella maggior parte delle nazioni viene considerato primo
giorno il lunedì, in altre (come in Russia) viene ritenuto come primo
giorno la domenica. La citata norma internazionale IS-8601 assegna anche
un numero ad ogni settimana dell' anno. Le settimane che si
trovano parte in un anno e parte in un altro vengono considerate
appartenenti all'anno che le contiene per almeno quattro giorni. Da ciò
consegue che è considerata la prima settimana dell'anno quella in cui si
trova il 4 gennaio o, ciò che è lo stesso, quella in cui si trova il
primo giovedì di gennaio. In tal modo ogni anno può essere composto di
52 o (più raramente) di 53 settimane: precisamente quest'ultima
evenienza accade solo per quegli anni comuni che iniziano di giovedì e
per quelli bisestili che iniziano di mercoledì o giovedì. Come già
accennato, per gli ebrei il giorno settimanale festivo è il
sabato (giorno del riposo di Dio dopo la Creazione), per i cristiani
la domenica (giorno della Resurrezione di Cristo), mentre per i
musulmani è il venerdì, in quanto è il giorno della nascita di
Maometto. |
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I MESI |
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Si è già accennato al significato dei
nomi di alcuni mesi; ecco ora l'elenco completo dei mesi facenti parte
del calendario degli antichi Romani, da cui sono derivati i mesi in uso
ancor oggi:
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Ianuarius:
era sacro a Giano, il dio che proteggeva tutto ciò che si andava ad
iniziare, in questo caso il nuovo anno;
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Februarius:
il suo nome deriva da februa, le feste della purificazione;
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Martius:
era sacro a Marte, dio della guerra;
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Aprilis:
era sacro a Venere, ed era così chiamato perché in questo mese la
natura si apre alla fioritura e alla nuova vita;
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Maius:
era sacro a Maia, dea della vegetazione;
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Iunius:
era sacro a Giunone, dea della prosperità;
-
Quintilis:
era il quinto mese dell'antico calendario; divenne poi Iulius
in onore di Giulio Cesare;
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Sextilis:
era il sesto mese dell'antico calendario; divenne poi Augustus
in onore di Augusto;
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September:
era così chiamato perché anticamente era il settimo mese dell'anno;
-
October:
anticamente era l'ottavo mese dell'anno;
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November:
era, nell'antico calendario, il nono mese dell'anno;
-
December:
era il decimo mese dell'anno nell'antico calendario.
Quanto ai giorni del mese, ve ne erano
tre che avevano un nome particolare:
Kalendae (= le Calende) era il primo giorno del mese;
Nonae (= le None) era il 5 del mese;
Idus (= le Idi) era il 13 del mese.
Facevano eccezione i mesi di marzo,
maggio, luglio e ottobre, nei quali le None cadevano al 7 e le Idi al
15, cioè due giorni dopo che negli altri mesi.Tutti gli altri giorni del
mese venivano chiamati riferendosi a questi tre. Ad esempio, per
indicare un fatto accaduto il 19 maggio si utilizzava l'espressione
die quarto decimo ante Kalendas Iunias, oppure ante diem quartum
decimum Kalendas Iunias (= nel quattordicesimo giorno prima delle
calende di giugno). |
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IL CAPODANNO |
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La data del capodanno è cambiata nel
corso del tempo, soprattutto nel Medioevo, ed è stata diversa anche da
un luogo all'altro. I vari modi utilizzati per fissare l'inizio
dell'anno si chiamano stili.
Ecco quali sono stati gli stili più importanti:
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lo stile della circoncisione
(capodanno il 1° gennaio). L'uso di iniziare l'anno dal 1° gennaio
cominciò con la riforma di Giulio Cesare, ma nel corso del Medioevo
fu sostituito da altre date, specialmente da ricorrenze di
importanti festività cristiane;
-
lo stile veneto
(capodanno il 1° marzo). L'origine di questo capodanno risale
addirittura all'antico calendario romano, quando non esistevano i
mesi di gennaio e febbraio; fu usato, ma non solamente, nella
Repubblica veneta fino al 1797;
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lo stile dell'incarnazione
(capodanno il 25 marzo), detto anche fiorentino o pisano,
a seconda che l'anno fosse fatto iniziare il 25 marzo successivo o
precedente al capodanno del 1° gennaio secondo l'attuale computo;
-
lo stile della Pasqua,
utilizzato soprattutto in Francia, il quale comportava differenze
fra un anno e l'altro di parecchi giorni, a motivo del fatto che
questa festa oscilla tra il 22 marzo e il 25 aprile;
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lo stile bizantino
(capodanno il 1° settembre), che faceva iniziare l'anno quattro mesi
prima; rimase a lungo in vigore a Bisanzio e, fino al XVI secolo,
nell'Italia meridionale;
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lo stile della natività
(capodanno il 25 dicembre), che anticipava l'inizio dell'anno di
sette giorni rispetto ad oggi. Era molto diffuso nel Medioevo,
soprattutto nell'Italia settentrionale, e fu il più utilizzato anche
dalla cancelleria pontificia e dai cronisti medievali.
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LE FESTE DELL'ANNO
LITURGICO
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La celebrazione delle varie festività
cristiane è cominciata in modo graduale, per cui l'insieme delle feste
che caratterizzano l'anno liturgico si è sviluppato nel corso del tempo,
senza che vi fosse un disegno iniziale complessivo.D'altra parte,
l'importanza dell'anno liturgico nella vita della Chiesa si spiega con
la necessità, da parte della Chiesa stessa, di perpetuare la memoria
della vita di Cristo, anzi, di trasmettere la sua stessa presenza nel
corso dei secoli. All'inizio dell'era cristiana l'unica festa era la
domenica, cui fece subito seguito la celebrazione della Pasqua
(resurrezione di Cristo) e, poco dopo, il triduo pasquale
(Giovedì, Venerdì e Sabato santo) e il tempo pasquale dei
cinquanta giorni dopo la Pasqua, concluso dalla Pentecoste
(discesa dello Spirito santo sopra gli Apostoli e Maria Vergine). Al IV
secolo risalgono invece probabilmente la Quaresima e la
Settimana santa, così come la solennità dell'Ascensione.
Sempre all'inizio del IV secolo prese avvio la celebrazione del
Natale e, poco tempo dopo, del periodo che lo precede, ossia l'Avvento:
la data del 25 dicembre fu stabilita per distogliere i fedeli dai
festeggiamenti pagani del Sole invitto, in occasione del
solstizio d'inverno, quando il periodo di luce torna nuovamente ad
allungarsi, nel corso di una giornata, e la notte ad accorciarsi. Sempre
nello stesso secolo nacque la prima festa in onore di Maria, l'Annunciazione
(il 25 marzo, nove mesi prima del giorno di Natale). La festa dell'Assunzione
di Maria (15 agosto) è del V secolo, mentre la data della prima
festa del Corpus Domini è il 1246 e quella della prima festa
della SS. Trinità è il 1334. Altre importanti ricorrenze del
calendario liturgico hanno avuto origine in epoca molto più recente. Il
culto della Madonna e dei santi si è formato nel corso dei primi secoli;
quello dei santi, in particolare, si sarebbe sviluppato dall'originario
culto dei martiri. La Chiesa possiede, dal 1584, un elenco completo e
ufficiale dei santi, chiamato Martirologio romano. Nel calendario
liturgico romano, che stabilisce l'ordine delle celebrazioni in tutte le
chiese di rito romano, non sono riportati tutti i santi, ma soltanto
quelli considerati di importanza universale; gli altri sono invece
festeggiati nei calendari liturgici particolari delle varie diocesi o
famiglie religiose.Nel 1969 il papa Paolo VI emanò delle
disposizioni generali che riformarono il calendario liturgico in base
alle indicazioni del Concilio Vaticano II; in seguito ad esse fu data
nuovamente importanza preminente alla domenica e alle festività
riguardanti Gesù Cristo, che hanno la precedenza rispetto alle feste dei
santi. In quell'occasione furono anche cancellate dal calendario
liturgico romano (ma non dal Martirologio) 25 feste di santi di cui non
si avevano notizie storiche sufficientemente fondate, tra i quali san
Mauro (15 gennaio), san Cristoforo (25 luglio), santa
Bibiana (2 dicembre), santa Barbara (4 dicembre). Altre tre
feste furono invece spostate perché cadevano nel tempo quaresimale: si
tratta di quelle di san Benedetto (dal 21 marzo al all'11
luglio), di san Gregorio Magno (dal 12 marzo al 3 settembre) e di
san Tommaso d'Aquino (dal 7 marzo al 28 gennaio; altre ancora
furono spostate per farle cadere, secondo il criterio tradizionale, nel
giorno della morte del santo. Le feste dei santi arcangeli Gabriele
e Raffaele furono spostate rispettivamente dal 18 marzo e dal 24
ottobre al 29 settembre, per celebrarle assieme alla festa del terzo
arcangelo, S. Michele.Alcune importanti festività, infine, hanno
subìto spostamenti di data o modificazioni riguardo agli effetti civili,
nelle varie nazioni, specie nel corso di questo secolo. |
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L'ASTRONOMIA E LE FESTE LITURGICHE
CRISTIANE |
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IL CALENDARIO DELLA CHIESA |
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Cesare, nel calendario che da
lui prese il nome, aveva fissato la data dell'equinozio di
primavera al 24 marzo, ma avendo fissato la lunghezza dell'
anno in 365.25 giorni, mentre in realta' esso vale 365.2422,
col passare degli anni si pervenne ad un notevole sfasamento
tra la data effettiva di equinozio e quella che era predetta
dal calendario. Dopo solamente 130 anni, la differenza tra le
date ammontava gia' a circa un giorno, per cui quando, nel 325
d.C. venne convocato il Concilio di Nicea, l'equinozio di
primavera si verificava tre giorni prima della data stabilita
dal calendario di Giulio Cesare: quindi i padri conciliari
stabilirono che l'equinozio di primavera dovesse essere fissato
al 21 Marzo, data che e' rimasta in vigore fino ai nostri tempi
e lo e' tuttora. Nonostante l'aggiustamento della data
equinoziale, la lunghezza dell'anno non venne migliorata dai
padri conciliari che su attennero al consueto valore di 365.25
giorni, che e' un poco maggiore del vero. Ben presto, si
rilevo' nuovamente una discordanza tra le date del calendario e
i principali fenomeni astronomici, che andava progressivamente
aumentando col passare dei secoli, finche' si rese necessaria
una riforma radicale operata nel 1583 da Papa Gregorio XIII; in
precedenza vennero operati vari tentativi di correzione del
calendario, dal Medioevo fino al 1582, ma senza alcun successo
anche se vi contribuirono astronomi e studiosi di fama come
John of Hollywood (il Sacrobosco), Robert Grossetete, Roger
Bacon e piu' tardi Pietro d'Ailly, Nicola Cusano e Giovanni
Muller detto il Regiomontano. Fu papa Gregorio XIII che nel
1582 con l'aiuto di valenti studiosi, tra i quali l'astronomo
padre Cristofo Clavio e il medico Luigi Lilius, decreto' la
riforma che produsse quello che oggi va sotto il nome di
calendario gregoriano. Se si vuole che formalmente l'equinozio
di primavera cada sempre il 21 Marzo, e' necessario che oltre
agli anni bisestili che si succedono, come nel calendario
giuliano al ritmo di uno di 366 giorni ogni tre anni di 365,
siano bisestili anche quegli anni secolari che, tolti i due
zeri, diano un numero divisibile per quattro. In questo modo
ogni quattro secoli vengono tolti tre giorni rispetto al
calendario giuliano e il valore medio dell'anno gregoriano
diventa di 365.2425 giorni. Inoltre, per semplificare
l'introduzione del nuovo calendario fu decretato che il 4
ottobre 1582 fosse immediatamente seguito dal 15 ottobre,
togliendo in tal modo i dieci giorni di sfasamento che si erano
accumulati tra il calendario giuliano e quello gregoriano. Il
4 ottobre fu scelto in modo che i frati francescani potessero
celebrare in quell'anno la festa di San Francesco, ma anche
perche' papa Gregorio XIII, essendo bolognese, non volle privare
la sua citta' della festa di S.Petronio. Il computo gregoriano
del tempo fu immedietamente accolto dalle nazioni cattoliche,
quali l'Italia e la Spagna e poi, in alcuni casi anche molto
piu' tardi, da tutte le altre, almeno per usi civili e politici
(nel 1700 i Paesi Bassi, nel 1752 la Gran Bretagna, etc.).
Eseguendo i calcoli necessari si rileva che il calendario
gregoriano contiene un errore residuo di 1 giorno ogni 3000
anni rispetto alle stagioni astronomiche, valore che per ora
risulta sufficentemente contenuto per tutte le esigenze della
vita quotidiana dell'epoca moderna. |
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LE FESTE
CRISTIANE FONDAMENTALI E LE STAGIONI |
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La Chiesa, gia' agli albori
del Cristianesimo, adotto' il calendario giuliano riformato da
Giulio Cesare apportandovi pero' alcune modificazioni per tener
conto della Pasqua e delle altre feste "mobili" liturgicamente
importanti. Il calcolo della Pasqua fu sempre uno dei problemi
piu' importanti nella calendariologia della Chiesa. Il calcolo
della data della Pasqua richiedeva il calcolo esatto del
plenilunio piu' prossimo alla data dell'equinozio di primavera.
Per questo calcolo la chiesa romana adotto' gia' dai primi tempi
il ciclo di Metone, lungo 19 anni solari tropici in cui sono
comprese 235 lunazioni. Il Ciclo di Metone stabilisce che ogni
19 anni solari tropici una determinata fase lunare si ripete,
in media, negli stessi giorni dell'anno giuliano. Nell'alto
medioevo il sistema numerico maggiormente utilizzato era quello
romano che, come e' noto, e' un sistema a trasposizione
letterale in cui a determinate quantita' numeriche
corrispondono talune lettere dell'alfabeto latino. La
numerazione romana oltre ad essere difficolosa dal punto di
vista dell'esecuzione dei calcoli, anche dei piu' semplici, non
include lo zero, il cui concetto era pressoche' sconosciuto
nell'Europa altomedievale cristiana. La riforma del calendario
operata da Dionigi il Piccolo durante il VI secolo a.C. fece
iniziare il conteggio dei mesi e degli anni dall'anno 1 a.C. Il
primo di gennaio di quell'anno, l'eta' della Luna era pari ad 8
giorni, cioe' la fase lunare visibile in cielo era il primo
quarto, essendo trascorsi per l'appunto 8 giorni dall'ultimo
novilunio. L'eta' della Luna al 1 Gennaio stabilisce l'"epatta"
di quell'anno e poiche' la differenza tra l'anno solare tropico
e l'anno lunare composto da 12 lunazioni complete, vale circa
11 giorni, ogni anno l'epatta aumenta il suo valore di 11 con la
regola di sottrarre 30 qualora tale valore venga superato dal
calcolo. A Roma, i Cristiani celebrarono per la prima volta la
Pasqua nell'anno 160 d.C. e la festa cadde la prima domenica
dopo il plenilunio dell'equinozio di primavera. Il calcolo
astronomico ci dice che l'equinozio di primavera cadde il 21
Marzo, il plenilunio appena successivo fu invece il giorno 8
Aprile che era lunedi, pr cui il giorno precedente, 7 Aprile,
venne celebrata la prima Pasqua. Dal punto di vista teorico,
la data corretta avrebbe dovuto essere formalmente il 14
Aprile, ma essendo il plenilunio avvenuto alle ore 11 della
mattina del lunedi' 8 del mese, la differenza di 12 ore tra la
data effettiva di Luna piena e la domenica fu irrilevante
tenendo conto anche della metodologia di calcolo dell'eta'
della Luna che era in uso a quel tempo a Roma. Le prime tavole
per il calcolo della data della Pasqua furono preparate da
Cirillo d'Alessandria (376-444 d.C.) ed il monaco Dionigi il
Piccolo (Dionisius Exiguus), nel 525 d.C., le estese su
richiesta del pontefice Papa Giovanni I. La questione della
data della Pasqua si rivelo' in futuro una questione
spinosissima per la chiesa di Roma. Proprio relativamente alla
data della Pasqua e alla decisione di renderla festa mobile
possiamo osservare che la Chiesa Celtica mise in evidenza
quanto fosse disunita. Infatti, nel III e IV secolo d.C.
avvennero furiose dispute a cui parteciparono i piu' eminenti
esponenti delle varie comunita' cristiane distribuite lungo il
territorio europeo, relativamente ai differenti metodi di
calcolo della data della festa piu' importante per la
cristianita' durante l'anno solare tropico. Le dispute
assunsero per anni toni feroci fino ad arrivare all'adozione di
un algoritmo di calcolo basato sul ciclo di Dionigi il Piccolo.
Per calcolare la ciclicita' della data della Pasqua dobbiamo
tenere conto della periodicita' con cui la domenica cade entro
il ciclo settimanale nel calendario giuliano (ricordiamo che la
riforma gregoriana sara' eseguita solamente nel 1582) che
prevede che ogni 7 anni comuni le domeniche cadano nelle stesse
date lungo l'anno giuliano, della periodicita' quadriennale
dell'anno bisestile e del ciclo di Metone che vale 235 lunazioni
pari a 19 anni solari tropici. La Domenica di Pasqua si
ripetera' quindi nello stesso giorno di calendario giuliano
ogni 4 x 7 x 19 = 532 anni. Questo ciclo e' noto come "Ciclo di
Dionigi", da Dionigi il Piccolo che, come detto in precedenza,
nel VI costrui' una tavola utile per calcolare e predire la data
della Pasqua avanti e indietro nel tempo. Questo personaggio fu
il primo ad introdurre l'uso di contare gli anni partendo
dall'anno della nascita di Cristo, ma in modo tale che mancasse
l'anno "zero", usanza tutt'ora in vigore, che fu pesantemente
criticata dal monaco anglo Beda il Venerabile circa quattro
secoli dopo. Il ciclo di 532 anni fu utilizzato anche da altri
autori per il calcolo delle date della Pasqua. Nel 457 d.C.
Vittorio d'Aquitania pubblico' il "Canon Paschalis", opera
interamente dedicata al metodo di calcolo della data della
Pasqua. Egli sembra abbia per primo combinato il ciclo di
Metone con con il ciclo di ripetizione domenicale di 7 x 4 = 28
anni ottenendo il valore di 532 anni giuliani citato sopra,
mezzo secolo prima di Dionigi il Piccolo. Vittorio d'Acquitania
suggeri' anche di iniziare il computo degli anni dal plenilunio
seguente la crocifissione di Gesu'. Comunque il periodo di 532
anni appare anche nell'opera "Computus Paschalis sive de
indicationibus cyclis solis et lunae" attribuita, con qualche
dubbio, a Magno Aurelio Cassiodoro fondatore del monastero di
Vivarium, in Calabria, datata 562 d.C. Successivamente, nel VII
secolo, anche Beda il Venerabile si occupo' del problema
compilando estese tavole fino all'anno 1200 ("De Paschae
Celebratione Liber"). Solamente dopo il Concilio di Orleans
svoltosi nel 541 abbiamo una graduale accettazione del metodo
basato sul Ciclo di Dionigi all'interno della Chiesa Celtica,
la quale seguiva invece il Ciclo di Anatolio di Laodicea,
basato su un periodo di ripetizione lungo 84 anni solaro
tropici. Nell'Irlanda meridionale esso fu adottato nel 630 d.C.,
ma solo nel 703 in alcune parti della Britannia e nel 731 in
altre. Nella terra dei Picti (attuale Scozia) e nel territorio
dove l'Abbazia di Iona aveva la sua maggiore influenza, il
Ciclo di Dionigi fu adottato nel 716. Le comunita' cristiane
celtiche gallesi lo adottarono solamente nel 768. Infatti
durante il Sinodo di Whitby svoltosi nel 664 e presieduto dal
re Oswy di Northumbria, la maniera celtica di osservare la data
della Pasqua, come era stata caldeggiata da Colman vescovo di
Northumbria e dall'Abbadessa Hilda, cioe' fissa al 25 Marzo, fu
sostituita dalla maniera romana, stabilita durante il concilio
di Nicea e basata sul plenilunio equinoziale come fu fortemente
voluto da Agilberto vescovo dei Sassoni dell'Ovest. Tornando
al monaco Dionigi, egli, nel 526, tento' di determinare la data
della nascita di Cristo che, secondo i suoi calcoli, risulto'
essere il 25 Dicembre dell'anno 753 dopo la fundazione di Roma,
(ab Urbe Condita). La data del 25 Dicembre, che in quegli anni
era coincidente con il giorno del solstizio d'inverno, fu
strategicamente scelta in modo da far coincidere festa
cristiana del Natale con quella pagana del Dies Natalis Sol
Invictus festeggiata dai seguaci del culto del dio Mitra. In
realta', da studi storici, risulterebbe che Cristo sia nato
attorno all'anno 6 a.C. e non al solstizio d'inverno, ma piu'
probabilmente nel mese di Settembre. L'inizio dell'era
cristiana cioe' l'anno 1 d.C., avvenne quindi, secondo Dionigi,
nel 754 ab Urbe Condita. Durante il IV secolo d.C., i cristiani
celebravano con grande solennita' l'Epifania (6 gennaio) e
l'anniversario del battesimo di Cristo. Il Natale di Cristo
divenne importante nella serie di festivita' cristiane a Roma e
in altri luoghi solamente nel V secolo. La Chiesa, molto
spesso, fece coincidere le date delle feste principali della
liturgia cristiana con le date delle feste pagane gia
esistenti, appoggiandosi pero' alle Sacre Scritture. Fu
stabilita inoltre una concordanza tra gli avvenimenti piu'
importanti della vita di Cristo e quelli del suo precursore,
Giovanni Battista, con le date astronomicamente piu importanti
lungo l'anno. Il Natale fu fatto corrispondere al solstizio
d'inverno (25 Dicembre) quindi facendo i necessari calcoli, la
nascita del Precursore, Giovanni Battista, veniva ad essere
molto prossima al solstizio estivo. Secondo questo schema, la
Concezione di Gesu', cioe' l'Annunciazione a Maria, o
Incarnazione che dir si voglia, che doveva essere 9 mesi prima
del Natale, andava a coincidere con l'equinozio di primavera che
a quei tempi era il 25 Marzo, data vicino alla quale si
celebrava anche la morte di Gesu' e la sua Resurrezione. La
concezione di Giovanni Battista (l'Annunciazione ad Elisabetta)
fu fissata quindi all'equinozio di autunno, cioe' il 24
settembre. Ciascuna delle date rilevanti durante l'anno
corripondeva ad una ben precisa posizione dei punti di levata e
di tramonto del Sole all'orizzonte astronomico locale. I punti
di levata e di tramonto solari solstiziali dipendono anche
dalla latitudine del luogo dove l'osservatore e' posto. Questa
corripondenza tra liturgia e la posizione del Sole sulla sfera
celeste era ovviamente strettamente simbolica e era
caratterizzata anche da un profondo significato mistico. La
nascita di Gesu' e la creazione del nuovo mondo cristiano
avvengono nel giorno del solstizio invernale, quando i punti di
levata e di tramonto del Sole all'orizzonte astronomico locale
raggiungono la massima disgressione meridionale e l'altezza
apparente raggiunta nel cielo dall'astro diurno e' la minima
possibile. In quel giorno le ore di luce sono poche, mentre la
notte dura a lungo, ma dopo quel giorno i punti di levata e di
tramonto del Sole iniziano nuovamente a spostarsi lungo
l'orizzonte, in direzione nord, la durata del giorno aumenta,
quella della notte diminuisce e tutto il ciclo stagionale si
rinnova. La concezione e la morte di Gesu' cioe',
simbolicamente, il rinnovamento dell'uomo, cade quindi vicino
alla data dell'equinozio di primavera. La nascita di Giovanni
Battista e' posta invece al solstizio estivo, quando la
stagione e' pienamente matura, mentre la concezione del
Battista corriponde all'equinozio d'autunno, una data che
precede il solstizio invernale, cioe' la nascita di Cristo. Le
feste dei santi vengono celebrate sempre nella data della loro
morte, poiche' secondo la Chiesa questo e' stato il momento
piu' importante della loro esistenza in quanto e' proprio
questo momento che segna la rinascita del santo alla vita
eterna. |
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IL COMPUTO ECCLESIASTICO |
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La festa fondamentale per il
Cristianesimo e' la Pasqua la quale era, ed e' anche
attualmente celebrata in una certa data lungo l'anno secondo
ben determinati vincoli di carattere astronomico che richiedono
tra le altre cose la conoscenza precisa della lunghezza del
mese sinodico lunare per poter calcolare in anticipo il giorno
di plenilunio e la capacita' di determinare esattamente il
giorno in cui avviene l'equinozio di primavera. Il calcolo
della data della Pasqua quindi, esigeva la conoscenza di talune
regole di calcolo che permettessero in maniera relativamente
semplice di risolvere il problema e di pianificare in anticipo
la data della festa. Va tenuto presente che durante il Medioevo
erano del tutto sconosciuti non solo i parametri orbitali della
Terra e della Luna con i quali gli astronomi moderni sono in
grado di determinare con notevole accuratezza sia la posizione
della Luna nel cielo sia le date delle fasi piu' importanti.
Durante il Medioevo erano usati algoritmi ripetitivi molto
semplici la cui accuratezza nel predire la fase della Luna era
dell'ordine di circa un giorno. La Pasqua infatti, come fu
stabilito durante il Concilio di Nicea, deve cadere la domenica
che segue la prima luna piena dopo l'equinozio di primavera.
Il plenilunio era calcolato, secondo le regole del Computo
Ecclesiastico come il quattordicesimo giorno dopo il
plenilunio. In questo contesto l'Eta' della Luna e quindi il
suo calcolo veniva a rivestire un ruolo di fondamentale
importanza. L'Eta' della Luna e' il numero di giorni trascorsi
dal giorno dell'ultimo novilunio ed essa varia quindi tra 0 e
29.53 giorni essendo quest'ultima la lunghezza approssimata del
mese sinodico lunare. A prima vista si potrebbe arguire che la
determinazione dell'eta' della Luna era cosa semplice in quanto
bastava alzare gli occhi al cielo per osservare direttamente
l'aspetto del nostro satellite, ma in realta' la problematica
era ben diversa per almeno due motivi. Il primo era che
l'osservazione diretta della Luna ci rivela solo
approssimativamente la sua Eta', mentre il secondo motivo
prevede la necessita' di eseguire le predizioni richieste ad
esempio dalla pianificazione in anticipo della data della
Pasqua per svariati anni nel futuro. Era quindi necessario
disporre di un calendario e di un algoritmo di calcolo che
fosse nello stesso tempo semplice e sufficentemente accurato.
Il Computo Ecclesiastico e' l'insieme delle regole che venivano
utilizzate nell'antico calendario della Chiesa per individuare
con facilita' la data della Pasqua e quella delle altre feste
mobili che dipendono da essa. Nel giorno di plenilunio l'eta'
della Luna sara' 14 giorni, basando pero' il conteggio sulla
data di novilunio ecclesiatico, che e' prossimo, ma non
coincidente con quello astronomico. All'interno del computo
ecclesiastico la principale periodicita' della Luna e' il Ciclo
di Metone il quale ci dice che ogni 19 anni solari tropici una
determinata fase della Luna si ripete alla stessa data del
Calendario Giuliano. Infatti in 19 anni da 365.25 giorni
esatti abbiamo quasi esattamente 235 lunazioni complete. Il
ciclo di 19 anni solari durante i quali le fasi lunari si
ripetono esattamente in corrispondenza dello stesso ciclo
stagionale fu scoperto nel V secolo a.C. da un astronomo e
filosofo greco di nome Metone. Formalmente il Ciclo di Metone
puo' essere riassunto nel modo seguente:
255 rivoluzioni
draconitiche = 235 sinodiche = 1 ciclo di Metone Un
ciclo metonico puo' quindi essere ottenuto sommando al ciclo di
Saros (18 anni piu' 11 giorni) un anno lunare formato da 12
lunazioni complete per un totale di 354 giorni. Infatti:
18 anni e 11 giorni +
354 giorni = 19 anni solari medi questo implica che ogni
235 lunazioni complete una generica fase lunare si ripete nella
stessa data del calendario giuliano. All'inizio di ogni ciclo la
fase lunare corrisponde esattamente a quella che aveva
all'inizio dei cicli precedenti, quindi nota la sequenza dei
pleniluni durante un ciclo metonico e' facile ottenere tutte le
sequenze dei cicli successivi e di quelli precedenti. E' anche
possibile calcolare tutta la sequenza delle fasi lunari in un
dato anno conoscendo la sua posizione entro il ciclo di Metone
in corso. Il numero che indica questa posizione fu chiamato
"Numero d'Oro" considerata la sua grande importanza nel computo
dei noviluni. Durante il Concilio di Nicea, venne deciso di
fissare come origine dei cicli lunari ecclesiatici al primo
anno antecedente l'Era Volgare, questo rese facile calcolare il
Numero d'Oro per qualsiasi anno. Il calcolo matematico del
Numero d'Oro prevede la divisione dell'anno aumentato di 1 per
19. Il risultato della divisione sara' il ciclo di Metone in
corso, mentre il resto della divisione sara' il Numero d'Oro.
Ad esempio, nel caso dell'anno 2000, dividendo 2001 per 19 si
ottiene 105 con il resto di 6, quindi il ciclo di Metone
attualmente in corso e' il 105-esimo, (iniziato nel 1994) e il
Numero d'Oro vale 6, che significa che l'anno 2000 e' il sesto
anno del 105-esimo ciclo metonico entro l'Era Volgare. Entro
il ciclo di Metone di riferimento, Dionigi il Piccolo, nel 525
d.C., fisso' il punto di partenza per il ciclo lunare
ecclesiastico. infatti fu stabilito che il 1 Gennaio dell'anno 1
a.C la Luna avesse un'eta' pari a 8 giorni, quindi la sua fase
fosse di 1 giorno successiva al primo quarto. Il ciclo lunare
ecclesiatico e' quindi il ciclo di Metone fasato con il punto
di partenza stabilito da Dionigi il Piccolo. In questo contesto
il numero di cicli metonici trascorsi (ad esempio il 105 nel
caso dell'anno 2000) viene denominato "Numero del Ciclo
Lunare". Le regole del Computo Ecclesiatico contemplano un
altro parametro utile a fissare la data del plenilunio pasquale
in un dato anno: l'Epatta. L'Epatta rappresenta l'eta' della
Luna al 31 Dicembre dell'anno precedente. Il calcolo
dell'Epatta per un determinato anno puo' essere eseguito
facilmente partendo dal numero d'oro. Infatti per il periodo
che va dal 1900 al 2099 l'Epatta risulta calcolabile
semplicemente considerando il Numero d'Oro, dell'anno in corso,
diminuito di 1, moltiplicandolo per 11 e dividendo il risultato
per 30. Questo calcolo ha senso in quanto la differenza tra la
lunghezza dell'anno solare (365 giorni) e quello lunare formato
da 12 lunazioni complete (354 giorni) e' pari a 11. La
divisione per 30, valore approssimato per ecccesso della
lunghezza della lunazione media espressa in giorni, ci
riconduce all'eta' della Luna all'inizio dell'anno. Puo'
capitare che il valore dell'epatta risulti negativo, in questo
caso si aggiunge 30 al suo valore ottenendo il valore corretto.
Infatti nel 2000 essendo il numero d'oro N=6 avremo l'epatta
E=24, ma dal 1 Marzo in poi, fino a quel giorno l'epatta fu 13
che e' l'eta' della Luna il giorno 31 dicembre 1999. Rimane
ora da mostrare come sia possibile il calcolo dell'eta' della
Luna per un qualsivoglia giorno dell'anno. Chiamando con P l'eta'
della Luna da determinare, essa risultera' dalla somma di tre
termini: P = m + d + e
in cui "m" e' il numero d'ordine del mese in cui e' compresa la
data per la quale il calcolo deve essere svolto, il termine "d"
e' il numero d'ordine del giorno nel corso del mese, quindi "d"
sara compreso tra 1 e 31 a seconda dei mesi. Il terzo termine,
cioe' "e" e' esattamente l'epatta dell'anno considerato. Nel
caso che l'eta' della Luna P risulti dal calcolo maggiore di 30,
viene tenuto solo cio' che rimane dopo aver sottratto 30 cioe'
l'eta' della Luna sara' P-30. Il punto di partenza per il
conteggio di "m" e' il mese di Marzo durante il quale, il
giorno 25, si riteneva, in accordo con la riforma del
calendario operata da Giulio Cesare, avvenisse l'equinozio di
primavera e in molti luoghi questa data rappresentava anche con
il capodanno. Il mese di Marzo e' quindi caratterizzato da un
indice m=1, Aprile avra' m=2 e cosi' via finche' Dicembre avra'
m=10, Gennaio m=11 e Febbraio m=12. Il Marzo successivo
tornera' ad avere m=1 e cosi' via. Ad esempio, calcoliamo l'eta'
della Luna per il 21 Gennaio 2000. In questo caso avremo e=13,
m=11 e d=21 i quali portano alla somma P=45 la quale essendo
superiore a 30 richiede la sottrazione di questo valore, quindi
quel giorno l'eta' della Luna fu P=45-30=15. Tale valore
corrisponde esattamente al plenilunio e cosi' fu infatti
all'alba di quel giorno si ebbe un'eclisse di Luna la quale e'
possibile quando la fase della Luna e' piena. Ora proviamo a
calcolare l'eta' della Luna, all'indietro, per il 5 Settembre
2012. Nel 2012 sara' il 18-esimo anno del 105 ciclo di Metone,
quindi l'epatta sara' e=6 In questo caso, Settembre e' il
settimo mese partendo ma Marzo, quindi m=7. Tenendo conto che
d=5 allora risulta P=5+7+6=18 quindi sono trascorsi 3 giorni
dal plenilunio per cui il 5 Settembre 2012 la Luna avra' una
fase compresa tra il plenilunio e l'ultimo quarto. |
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IL CCOMPUTO
DELLA DOMENICA DI PASQUA |
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La data di novilunio del mese
di Marzo di qualsiasi anno si otterra' quindi sottraendo
l'epatta propria dell'anno in corso dal numero 30, di
conseguenza la data del plenilunio del mese di Marzo si
otterra' aggiungendo 14 giorni (mezzo mese sinodico
ecclessiatico). Tale plenilunio sara' pasquale se il risultato
sara' maggiore o uguale a 21, (cioe' se il plenilunio cadra'
dopo il 21 Marzo) quindi la Domenica successiva alla data di
plenilunio sara' la domenica di Pasqua. Un problema connesso
con quello del calcolo del plenilunio pasquale riguarda il
fatto che la Pasqua debba obbligatoriamente cadere di domenica,
quindi e' necessario sapere in che giorno dell'anno cade la
prima domenica di Gennaio. Cio' equivale a stabilire la
fasatura della settimana rispetto all'anno solare in corso. A
cio' si e' rimediato introducendo nel computo ecclesiastico la
cosiddetta "Lettera Domenicale". Infatti chiamando con A, B, C,
D, E, F, G i primi sette giorni dell'anno fu stabilito di
indicare con una di queste lettere il giorno in cui cade la
prima domenica dell'anno. La corrispondenza tra la data e la
lettera domenicale e' il seguente:
Data Lettera Domenicale
1 Gennaio A
2 Gennaio B
3 Gennaio C
4 Gennaio D
5 Gennaio E
6 Gennaio F
7 Gennaio G
Ovviamente nota la lettera
domenicale dell'anno in corso sara' facile stabilire quale sia
la domenica piu' vicina al plenilunio successivo all'equinozio
di primavera. Il calcolo della lettera domenicale secondo il
computo ecclesiastico e' piuttosto noioso. Infatti si deve
considerare la parte non secolare del numero che identifica
l'anno in corso (per esempio per il 1996 sara' 96, per il 2020
sara' 20 e cosi' via), la si divide per 4 e si somma il
dividendo al quoziente cosi' ottenuto. A questo punto il
risultato va diviso per 7 poi si sottrae il resto della
divisione da 7. Successivamente si aggiunge il numero 7 alla
differenza risultante dalla operazione predecente se l'anno
considerato fa parte del XX secolo, oppure 1 se l'anno fa parte
del XXI secolo. Il risultato deve ora essere diviso nuovamente
per 7 e il resto ottenuto indichera' la lettera domenicale
secondo il seguente schema:
Resto Lettera Domenicale
0 G
1 A
2 B
3 C
4 D
5 E
6 F
Bisogna tener presente che la
lettera domenicale determinata con questo metodo vale per tutto
l'anno solo se esso non e' bisestile. In caso di anno
bisestile, la lettera trovata vale solo per i mesi di Marzo e
seguenti, mentre per Gennaio e Febbraio vale la lettera
immediatamente seguente (alla lettera F segue ciclicamente la G
e la successiva alla G e' la A). |
IL SIMBOLISMO
MISTICO DELLA PASQUA
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Come abbiamo visto la
celebrazione della Pasqua era connessa a tutta una serie di
problemi di carattere matematico e astronomico, non dobbiamo
pero' trascurare le valenze simboliche della piu' importante
festa della liturgia cristiana. La Pasqua e' il mistero
centrale del cristianesimo, e rappresenta il "passaggio" (Pesah),
dalla morte alla vita, il passaggio di Cristo e con Lui di
tutti gli uomini di questo mondo alla vita eterna. Questo
passaggio dalla morte alla vita venne raffigurato come l'uscita
dalle tenebre e la corrispondente entrata nella luce, secondo
quanto stabilito nelle Sacre Scritture. La base scritturale
della festa della Pasqua presiede a tutto il simbolismo di
questa festivita' che utilizza le immagini simboliche del fuoco,
della luce e dell'acqua, le quali riprendono quelle tipiche
delle antiche religioni solari, in connessione con il periodo
dell'anno prossimo all'equinozio di primavera che rappresenta
la primavera cioe' il tempo del rinnovamento della natura. Sia
la Pasqua che il Natale sono feste di rinnovamento: la rinascita
del Sole, la seconda e la rinascita della natura, la prima. Il
simbolismo solare della Pasqua differisce pero' da quello del
Natale, in quanto quest'ultimo non contempla un ruolo operato
dalla Luna per la determinazione della data di celebrazione, ma
esclusivamente il periodo di massima disgressione meridionale
dei punti di levata e di tramonto del Sole all'orizzonte
astronomico locale, in parole povere: il solstizio d'inverno.
La data della Pasqua invece richiede la giusta combinazione del
ciclo solare con quello lunare il quale influisce maggiormente
sul calcolo della domenica piu' appropriata per la celebrazione
della festa. La connessione tra la Pasqua e il plenilunio
deriva da un'antica tradizione secondo la quale i giorni di
Luna piena erano considerati dei giorni sacri, in quanto
corrispondenti ad una articolare posizione reciproca del Sole e
della Luna importante dal punto di vista mitico. Questa
sacralita' era maggioremente mportante nel caso dei pleniluni
coincidenti, o molto prossimi, all'equinozio di primavera. In
questa prospettiva il mese di Marzo, in cui era posto il giorno
dell'equinozio, era considerato il primo mese dell'anno nuovo e
non a caso i romani stabilirono il Capodanno al 25 Marzo,
praticamente coincidente con il giorno di equinozio. Questo
era il modo di vedere le cose a Roma fino al tempo di Giulio
Cesare, autore della riforma che adotto' un calendario
esclusivamente basato sul Sole trascurando completamente la
Luna nel computo del tempo. Lo stesso avveniva presso gli
Ebrei, dove il mese di Nishan, il mese dell'equinozio, era
considerato il primo mese dell'anno. L'idea dell'inizio
dell'anno posto in concomitanza con l'equinozio di primavera si
diffuse nel mondo romano importata dall'oriente. Presso i Celti
invece la situazione era diversa, in quanto il capodanno era
celebrato in occasione della festa di Trinvxtion Samoni (le tre
notti di Samonios) poste al secondo giorno della seconda
quindicina del mese di Samonios, primo mese dell'anno, 17
giorni dopo il primo quarto di Luna che per i Celti stabiliva
l'inizio dei mesi, degli anni, e dei "saecula" che presso
queste popolazioni duravano 30 anni. Tale festa era solo
parzialmente connessa con il Sole in quanto il fenomeno
astronomico base per la celebrazione della festa era di tipo
stellare e
cioe' il giorno della levata eliaca della stella Antares,
nella costellazione dello Scorpione, la quale, durante l'eta'
del Ferro, diveniva per la prima volta visibile all'alba, prima
del sorgere del Sole, grosso modo all'inizio di Novembre, nei
terrirori della Gallia. La Pasqua degli Ebrei invece si
festeggiava nel giorno del primo plenilunio dopo l'equinozio di
primavera, e i loro calcoli portarono l'inizio del mese e
dell'anno ebraico quattordici giorni prima della data effettiva
dell'equinozio di primavera in modo che la data della Pasqua
ebraica, essendo celebrata il 14 Nishan, oscilla fra l'8 Marzo
e il 4 Aprile del calendario gregoriano, coincidendo quindi con
il primo plenilunio dell'anno. Gli antichi ebrei consideravano
comunque sacri i quattordici giorni precedenti il plenilunio in
quanto questo periodo era quello richiesto alla Luna per
lottare contro le tenebre e crescere gradualmente dallo stato
di invisibilita' del novilunio fino alla luce della Luna
piena. Nella liturgia cristiana questi quattordici giorni che
precedono il plenilunio pasquale corrispondono simbolicamente
al periodo della Passione di Cristo. Si nota quindi come,
nella liturgia cristiana, il compito del simbolismo lunare sia
quello di rafforzare il simbolismo solare legato al Cristo. Il
Sole ad ogni tramonto attraversa la porta occidentale del cielo
per scendere nell'Altro Mondo, attraversandolo e riapparendo
per la porta orientale del cielo piu' sfavillante che mai il
mattino successivo. Nel Medioevo il ciclo quotidiano del Sole
si adattava simbolicamente molto bene alla figura del Cristo,
il Sole della Giustizia, che discendeva agli Inferi per
rianimare i morti e risaliva al mattino di Pasqua. Il ciclo
quotidiano del giorno e della notte riproduceva analogicamente
il ciclo annuale del Sole, in cui la notte corrispondeva
all'inverno che era la stagione centrata sul solstizio invernale
e il mattino al periodo primaverile centrato sulla data
dell'equinozio di primavera. Questo simbolismo legato al
sorgere quotidiano del Sole nel settore orientale
dell'orizzonte diede origine durante il Medioevo a regole ben
precise secondo le quali l'edificazione dei luoghi di culto,
siano essi stati oratori, chiese o cattedrali, dovette essere
operata in modo da essere perfettamente aderente ai significati
simbolici che le varie direzioni astronomiche ebbero. E'
chiaro allora che l'architettura di ogni luogo di culto doveva
racchiudere un profondo significato cosmogonico codificato
secondo rigorose leggi matematiche, geometriche e astronomiche,
che ancora oggi e' possibile rilevare analizzando
opportunamente le strutture che sono sopravvissute attraverso i
secoli fino ai giorni nostri. |
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LA PASQUA E LE FESE CATTOLICHE
MOBILI |
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