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a confraternita Santa Maria delle Grazie del comune di Settefrati fu istituita nel 1784, ma solo nel 1799 Ferdinando IV di Borbone, re del regno di Napoli, sotto la minaccia del brigante sorano Mammone, la riconobbe come legale.

Dunque è stato solo grazie alla forza e all’aiuto del brigante Mammone che in Settefrati si è avuta la rinascita di una confraternita nata dalle ceneri dell’ormai estinte confraternite del Gonfalone, del Cingolo e di Santo Spirito.

Quanto appena detto accadeva nel 1799, quando il territorio italiano era diviso in tanti piccoli staterelli indipendenti gli uni dagli altri. Nel 1868, fatta eccezione d’alcune regioni del Nord-Est e dello stato della Chiesa, nasce sotto, la guida di Vittorio Emanuele II di Savoia, il Regno d’Italia e per molti settefratesi si riavvicina lo spettro della decadenza per la confraternita, ma per loro e nostra fortuna non fu così, infatti, venuta la soppressione delle confraternite, ossia la trasformazione delle stesse nelle congregazioni di Carità, Vittorio Emanuele II, con Regio Decreto del 5 agosto 1877, faceva semplicemente il passaggio dell’amministrazione dei beni al nuovo ente costituito prevalentemente per fini di beneficenza e ne riconosceva il fine originario del culto.

Costituita in forza dell’articolo 26 della legge 3 Agosto 1862 la confraternita succedeva, in base all’articolo 34 della legge 3 Agosto 1862, alla Commissione Comunale di Beneficenza.

Era composta di un presidente e da quattro membri nominati dal consiglio Comunale che aveva la possibilità, in qualsiasi momento, di cambiare i membri da lui nominati. Ogni membro nominato restava in carica per un periodo di cinque anni e qualora, o per morte o per altri motivi, non poteva portare a termine il mandato il suo successore restava in carica fino alla fine dello stesso. Potevano far parte della confraternita i soli cittadini maschi che avevano il diritto d’essere elettori amministrativi e non potevano farne contemporaneamente parte gli ascendenti e discendenti, il fratello, il genero ed il suocero di un membro già in carica. Alla confraternita era affidata l’amministrazione e la direzione della cappella laicale Madonna delle Grazie (da qui il nome) con eccezione dei diritti che l’autorità, in applicazione della legge 19 Agosto 1867 numero 3848, potesse avere su tale cappella.

Scopo principale della congregazione era l’amministrazione dei beni destinati genericamente ai poveri, e per questo motivo ogni anno compilava la statistica dei poveri del comune. La congregazione inoltre doveva provvedere all’automantenimento che poteva derivava dalle elemosine, sottoscrizioni, spettacoli pubblici, affitto di terreni ed immobili di sua proprietà, o lotterie pubbliche.

L’aiuto ai poveri veniva in vario modo:

· Ogni 5 Agosto, festa della Madonna delle Grazie, erano sorteggiate tra le ragazze povere del paese quattro donzelle alle quali era fornita la dote in modo tale da poter consentire il matrimonio, giacché era impensabile per una ragazza sposarsi senza avere una dote.  

·       Altro modo d’aiuto era l’amministrazione e la direzione dell’opera Pia dello stesso comune: l’ospedale civile che soccorreva i poveri e li forniva d’assistenza medica e di medicinali, cosa che, visto la mancanza d’altre fondazioni dello stesso tipo, non sarebbe stata possibile ed avrebbe lasciato i poveri malati al loro triste destino.

·   Oltre all’assistenza medica, i poveri del comune di Settefrati, potevano contare su veri e propri aiuti in denaro per rendere possibile e dignitosa la loro vita.

Secondo l’articolo 24 dello statuto ufficiale, erano da ritenersi poveri:

·      Gli orfani ed orfane, i figli e le figlie abbandonati, o aventi il padre in carcere o all’ospedale, fino a che non sia altrimenti provveduto o ricoverato;

·      I giornalieri, operai, artieri, contadini che abbiano numerosa figliolanza senza modo di allevarla, e mantenerla;

·      Le vedove cariche di figli, che si trovino nella medesima condizione;

·      Le donne, sia nubili sia maritate, che versino in gravi ristrettezze per avere i rispettivi genitori e mariti o lontani, o all’ospedale, o in prigione;

·      I ciechi, storpi, invalidi, vecchi, mancanti d’ogni assistenza;

·      I giornalieri, operai, artieri, trafficanti, contadini decaduti, che per lunga malattia o per altra disgrazia non siano in grado di procacciare a se e alle loro famiglie il necessario sostentamento;

·      Coloro che vengano a mancare del bisognevole nei casi d’incendio, inondazione, terremoto, epidemia, o altra calamità nei primi giorni della sventura;

·      Quelli che senza aver l’una o l’altra delle qualificazioni precedenti, si trovino in stato di miseria comprovata e pubblicamente nota, purché senza colpa o delitto.

 

Ogni qual volta veniva fatta beneficenza la congregazione era obbligata a presentare annuale resoconto presso la Deputazione Provinciale con ricevute fermate dai beneficiari, o in caso d’impossibilità o incapacità alla scrittura, da due testimoni, in mancanza delle quali ogni atto di beneficenza era a totale carico degli stessi membri della congregazione; per tale motivo la congregazione prendeva accordi con farmacisti o pretendeva la pubblicazione delle nozze entro l’anno. Infine per quanto riguarda i rapporti con gli altri enti, il presidente nominava uno o più delegati in grado di poter badare agli interessi della congregazione: firma d’atti, richiesta di fondi e via dicendo.

Nonostante tutti questi oneri gli impiegati della congregazione non percepivano alcuna pensione o qualsiasi altra gratificazione monetaria poiché lo stipendio offriva loro un’adeguata ricompensa, non dimentichiamo che si trattava di fondi destinati ai poveri.     

 

Dal 1940 al 1951 la storia della congregazione è più che mai buia e lacunosa. Gli sconvolgimenti portati dalle battaglie della seconda guerra mondiale combattute sul nostro territorio oltre a portare morte e distruzione hanno messo in crisi anche uno degli organi di carità più importanti del nostro comune.

Da un documento del 29 luglio 1949, protocollo 23712, inviato alla congregazione dalla prefettura di Frosinone e dalla successiva risposta in data 31 luglio 1950, protocollo 41114, si evince che la guerra ha distrutto tutti i documenti della congregazione dalla sua fondazione, 7 gennaio 1784, sino al 29 luglio 1949: centosessantacinque anni di storia andati distrutti, fatta eccezione dello statuto organico portante data 24 ottobre 1869, unico e vera eredità della congregazione, e di un verbale di nomina datato 13 dicembre 1940.

Passati tutti questi anni, dall’istituzione nel 1784, all’entrata in vigore dello statuto nel 1869, molte cose sono cambiate all’interno della congregazione: le cose di maggior rilievo sono gli scopi della congregazione che mutati col passar degli anni vengono riconosciuti ed ufficializzati con il documento recante data 31 luglio 1950 dall’allora Vescovo della diocesi di Sora Aquino e Pontecorvo, Sua Eccellenza Monsignor Michele Fontevecchia

Altre notizie utili per ricostruire la storia della nostra confraternita vengono dai verbali delle riunioni. Dal verbale numero tre recante data 6 febbraio 1951, redatto dall’allora priore Loreto Di Giulio con voto unanime dei confratelli presenti sotto la guida del Padre Spirituale Arciprete Don Crescenzo Marsella, possiamo venire a conoscenza della quota d’iscrizione alla confraternita e di una notizia tanto importante quanto all’apparenza inutile ma piena di significato e d’amore verso la confraternita: anche alle persone decedute era permessa l’iscrizione alla confraternita ( logicamente non di persona ma per richiesta dei familiari dietro loro espressa volontà ).

Dal verbale numero quattro del 15 febbraio 1964, redatto dal neo eletto priore Giovanni Buzzeo con voto unanime dei confratelli presenti sotto la guida del Padre Spirituale Arciprete Domenico Pagliara possiamo ricavare altre informazioni utili sulla vita della confraternita:

·      La partecipazione alle processioni del Corpus Domini, del Venerdì Santo, della madonna di Canneto ( 14 – 18 – 22 e 29 Agosto ), della Madonna del Rosario, di Sant’Antonio, di Santa Lucia, nei tre giorni delle Sante quarant’ore e dell’Ascensione, era gratuita;

·      Gratuito era anche l’accompagno funebre degli iscritti alla confraternita;

·      La partecipazione alle esequie dei non iscritti avveniva su richiesta dei familiari ed era subordinata al pagamento di un diritto fisso di lire 1000 (divenute 2000 nel 1970 ) e di una somma pari a lire 200 ( divenute 300 nel 1970 ) per ogni confratello partecipante;

·      La confraternita, anche dietro invito dei familiari, non poteva partecipare alle esequie di chi fosse privato della sepoltura ecclesiastica;

·      Per ogni confratello che non partecipava senza giusto motivo almeno alla metà delle processioni sopra elencate venivano pressi provvedimenti di volta in volta.

·      La quota d’iscrizione passava da lire 100 a lire 200;

Viste le non rosee condizioni economiche in cui versava la confraternita, con verbale recante data 17 gennaio 1975, due assistenti del Priore Pio Nizzardo: Venturini Aldo e Mario Piselli inviano all’ECA (Ente Comunale d’Assistenza) una richiesta d’aiuto economico.

Pochi mesi dopo, con verbale 1 dicembre 1975 veniva aggiornata a lire 500 la quota minima d’iscrizione alla confraternita e a lire 2500 la quota per ogni confratello che partecipava alle esequie di una persona non iscritta.

Con verbale 4 aprile 1977 e seguente il nuovo Priore Aldo Venturini con l’aiuto del Padre Spirituale Arciprete Don Antonio Sacchetti propone all’assemblea di far richiesta presso il comune di uno spazio riservato al cimitero dove poter seppellire gli iscritti alla confraternita, e di fissare una data mensile d’incontro, fissata per ogni ultima domenica del mese.

Nonostante i buoni propositi del Priore e dei membri della confraternita dal 31 aprile 1984 al 13 giugno 1987 non vengono tenute più riunioni e di conseguenza la storia della confraternita viene congelata; proprio questo è il punto da cui il Priore Aldo Venturini parte per aprire la discussione: dei vari programmi e proponimenti fatti negli anni precedenti solo il rifacimento dei camici è stato portato a termine mentre le altre proposte sono rimaste come tali. Per dare una svolta in positivo alla situazione ristagnante vengono indette nuove elezioni che fanno risultare Mario Piselli come nuovo Priore.

Passano sei anni, cambia il priore: non più Mario Piselli ma Nicola Del Carmine, ma la situazione non cambia fino a che il 22 maggio 1993 il nuovo Padre Spirituale Arciprete Don Antonio Valente indice una riunione per la ricostituzione di una confraternita piombata ormai nel dimenticatoio. Altro momento buio per la nostra confraternita viene dal 21 gennaio 1995 ed il 31 dicembre 2000 con l’arrivo del nuovo Padre Spirituale Arciprete Don Domenico Antonio Buffone il quale, favorito anche dallo scarso interesse dei membri, indice solamente tre riunioni. A Don Domenico Buffone succede alla carica di Padre Spirituale dell’ormai aleatoria confraternita Santa Maria delle Grazie e d’Arciprete dell’Arcipretura di Santo Stefano Protomartire in Settefrati Don Edmer Enroga che seguendo le orme del suo predecessore per il suo primo anno di carica non riunisce la confraternita.

Il 31 dicembre 2001, però, qualcosa cambia: dopo i dissapori avuti con il priore Del Carmine e le tensioni all’interno della confraternita, rimasta in vita per presenziare, senza alcuna guida, le processioni, Don Edmer decide di revocare dalla carica di priore Del Carmine Nicola nominandosi egli stesso priore pro tempore fino alle nuove elezioni indette per il 24 febbraio 2002 che riportarono Aldo Venturini a capo della confraternita. Nella stessa seduta viene ristabilita una data mensile d’incontri fissata per il primo venerdì d’ogni mese.

Dopo molti anni, il cinque agosto, viene ricostituita la festa della titolare della confraternita.

Una nuova ventata d’aria fresca per un’organizzazione con più di duecento anni di storia sulle spalle che avendo resistito a due guerre mondiali rischiava di essere distrutta da odio ed egoismo.

Il 17 novembre 2002 Don Edmer, l'artefice della rinascita della nostra confraternita, ci lascia e al suo posto viene nominato Padre Spirituale l'Arciprete Don Antonio Molle.

La vita della Confraternita, e la sua presenza sembra essere più fattiva, ora abbiamo anche un sito internet e si cerca di recuperare il tempo perduto e le sue tradizioni, ma come sempre si incontrano delle difficoltà. Dal canto suo anche il nuovo Padre Spirituale, per la prima volta alla guida di una confraternita, si da molto da fare per il riconoscimento giuridico ed amministrativo della nostra Confraternita fino a quando, nel 2004, si arriva al riconoscimento. Nel Frattempo, il 20 novembre 2004, il priore Aldo Venturini lascia per motivi di salute la Confraternita. Restati senza una guida si decide di indire nuove elezioni per il 05 dicembre 2004 che fanno risultare Renato Buzzeo come nuovo priore. Ma le sorprese non finiscono qui, il giorno dell'Immacolata, durante la Solenne celebrazione Eucaristica per la chiusura dell'anno giubilare mariano concesso al Santuario di Canneto, Don Antonio Molle riconsegna, dopo molti anni d'assenza, la custodia del Santuario alla Confraternita Santa Maria delle Grazie di Settefrati aggiungendo queste parole:<< DIRE CANNETO è DIRE SETTEFRATI, E DIRE SETTEFRATI è DIRE CANNETO>>.. Parole queste che non restano solo parole, ma si trasformano in atti concreti. Nel 2005, come atto di riconoscenza per il servizio volontario e gratuito svolto nei primi anni del suo rettorato, il Santuario di Canneto, nella persona dell'attuale rettore, nonchè nostro Padre Spirituale, dona alla Confraternita IL GONFALONE, insegna questa che testimonia sempre di più la nostra associazione con l'arciconfraternita del Gonfalone di Santa Maria Maggiore in Roma; viene anche redatto in questo anno il nuovo statuto interno della Confraternita e nel giorno della sua festa viene istituita la processione con la venerata immagine della Madonna delle Grazie dalla Chiesa di Santo Stefano, dove nei giorni precedenti si era tenuto il triduo, alla chiesa della Madonna delle Grazie, dove poi si è tenuta la solenne celebrazione Eucaristica e la vestizione dei nuovi membri; tale processione, però, non ha cadenza annuale, ma come da statuto, cadenza quinquennale. L'anno seguente, 2006, il 05 agosto, festa di Santa Maria ad Nives, dopo la solenne celebrazione Eucaristica e la vestizione dei nuovi membri, don Antonio, nella duplice funzione di Padre Spirituale e Rettore del Santuario di Canneto, consegna al Priore pro tempore le chiavi del Santuario e comunica che dalla prossima riunione del Consiglio d'Amministrazione del Santuario verrà ripristinata la presenza di un membro della nostra Confraternita, il priore pro tempore.

 

 

 

 

 

 

 

 

BENVENUTI NEL SITO INTERNET UFFICIALE DELLA CONFRATERNITA SANTA MARIA DELLE GRAZIE IN SETTEFRATI....... BUONA NAVIGAZIONE